venerdì 27 novembre 2015

Manhattan - Kabul - Manhattan - Kaboul (2002) - Renaud

Si sa che una ciliegia tira un'altra e quando si inizia non si finisce piu'! Nonostante si debba andare alla posta, a cambiare le gomme, e poi chiamare quello e quell'altro... Ma il venerdi é l'unico giorno che ho solo PER ME, per favore non toglietemi questo privilegio. (Questo per rassicurare tutti sul fatto che anche chi tiene un blog ha una vita normale come tutti gli altri ma il tempo per sè se lo deve prendere con un coltello tra i denti alla Rambo :-)

Dopo l'articolo su Charlie Hebdo e quello tratto da The Kabul Times, come potevo non concludere in bellezza con uno degli amori della mia vita: Renaud. Come ho già scritto in un altro post, lui se la passa parecchio male in questo momento, afflitto da una depressione tremenda e cronica che non lo fa neanche camminare per bene in equilibrio (ho visto un video di recente, agghiacciante). Ma ha lasciato (parlo già al passato...) una quantità di canzoni meravigliose da ascoltare e da tradurre aspettando (forse) il suo prossimo CD o concerto...

La canzone è del 2002, quando ancora in francese sapevo dire solo "merci" :-) !  Di traduzioni in italiano ne troverete tante. Io vi lascio la mia.
Le parole in francese le trovate qui.

Buon ascolto e buona lettura!





Dall'album: Boucan d'enfer (2002)


 
Sono un ragazzino portoricano
ben integrato, quasi newyorkese
nel mio edificio di vetro e di acciaio
vado a lavoro, faccio un tiro di coca, prendo un caffé

Io sono una ragazzina afgana
dall'altra parte della terra
mai sentito parlare di Manhattan
la mia quotidianità é la miseria e la guerra

due stranieri agli antipodi, cosi' differenti
due sconosciuti, due anonimi, ma comunque
polverizzati sull'altare 
della violenza eterna

Un 747 
é esploso nelle mie finestre
il mio cielo cosi' blu é diventato un nero come un temporale
quando le bombe hanno raso al suolo il mio villagio

due stranieri agli antipodi, cosi' differenti
due sconosciuti, due anonimi, ma comunque
polverizzati sull'altare 
della violenza eterna

So long, addio mio sogno americano
io mai piu' schiava dei cani
ma chi ti imponeva l'Islam dei tirranni
quelli là che non hanno mai letto il Corano?

Sono ritornato polvere
non sono piu' il signore dell'universo
questo paese che amavo tanto
alla fine non era altro che un colosso con i piedi d'argilla?

Gli dei, le religioni
le guerre di civilizzazione
le armi, le bandiere, le patrie, le nazioni
fanno di noi sempre della carne da macello*

due stranieri ognuno in un lato del mondo, cosi' differenti
due sconosciuti, due conosciuti, ma comunque
polverizzati sull'altare 
della violenza eterna


* letteralmente "chair a canon" significa "carne da cannone" ed è un'espressione informale utilizzata per indicare dei soldati che vengono utilizzati per missioni o compiti in cui c'è un'altissima probabilità di essere uccisi. Io ho preferito utilizzare "carne da macello" che dava un'idea piu' generale sulla fine che fa la povera gente in nome di questi "ideali".
 

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