lunedì 25 gennaio 2010

S.O.S. caffè a Ginevra

Anche se per due settimane non posso usare la cucina per dei lavori in casa imprevisti e non voluti, il mese di gennaio 2010 verrà ricordato per una svolta importante: ho comprato dopo tanto tempo una macchina da caffé Lavazza a cialde. E meno male che almeno questa è piccola e si può portare in giro per casa anche senza avere la cucina!! C'è chi la chiama passione, chi invece malattia ma la prima cosa che faccio ogni volta che valico il confine è quella di catapultarmi nel primo bar per bere un buon caffè... Ho provato vari caffè franco-svizzeri, poi sono passata alla moka ma era da anni (almeno due) che mi mancava il sapore di un vero caffè chez moi..


Lo so che sono terribilmente pallosa, che non mi va mai bene nessun tipo di caffé che non sia l'espresso italiano o simile (anche se ne bevo di quasi tutti i tipi). Devo però dire qualcosa a mia discolpa: quando i miei colleghi per lo più svizzeri decantano la bontà del Nespresso, quando mi offrono il caffè istantaneo alla cicoria e quello istantaneo della Nestlé.. come si fa a non sentirsi male? A tanto però non sono mai arrivata: il caffè alla cicoria non l'ho mai assaggiato. Mi ha fatto anche ridere la mia collega che mi ha detto "Ah, basta: ora mi vado a fare un vero caffé!" ... nella mia mente era apparsa la nuvolina dei fumetti con dentro il marocchino che avevo bevuto a Roma nel marzo '09 e lei invece... ha tirato fuori il caffé solubile alla cicoria e me l'ha pure offerto... Il caffé solubile della Nestlé invece l'ho assaggiato, sempre a lavoro, ma mi ha lasciato completamente disgustata (oltre al fatto che è anche della Nestlé.. per chi ancora non lo sapesse vi faccio leggere i misfatti di questa multinazionale svizzera)


Per un po' mi sono accontentata della moka. Il problema è che la moka sulle piastre non viene un granché, quindi ho sofferto moltissimo. Anche se mi piace il vero caffè italiano, ogni volta che esco, sia in Francia che in Svizzera, prendo sempre l'espresso, che qui si chiama espresso', con l'accento sulla o e ammorbidendo un po' la r. Come la pizza', gli spaghetti' ecc. Ci provo sempre perché il caffè mi piace molto e non mi arrendo al fatto che prima o poi troverò un buon caffè.... devo però dire che se dopo 3 anni dovessi consigliare un posto a Ginevra dove bere un buon caffè... davvero non saprei...


Si sa che sono all'antica... per questo all'inizio ero contro alla macchina del caffè a cialde. Poi la disperazione mi ha fatto provare e... il risultato è ottimo! Quella che ho scelto io si chiama "A modo mio" (vedere foto in alto): è piccola e comoda, fa un buon caffè, l'unico inconveniente è che per preparare la schiuma del latte bisogna tenere premuto il pulsante per quasi un minuto... Ci sono vari tipi di cialde tutte ugualmente buone, anche se il gusto cambia un po'. A me piace particolarmente il tipo che viene chiamato "Intensamente" ma anche "Deliziosamente", che fa molta schiuma ma lo preferisco nel caffellatte (non so se ci scrive con due elle ma io l'ho sempre pronunciato così :-) e "Appassiontamente" , che è una giusta via di mezzo tra i due. Poi mi chiedo: ma sarà forse un effetto psicologico sapere che il caffè si chiama "Lavazza"? Anche se fosse così... finalmente posso tornare a casa e gustarmi un caffé che davvero mi piace!!


Curiosità: il nome "caffé" deriva in origine dall'arabo,"qahwa" (قهوة) che in turco divenne "qahvè" ed infine si trasformò nell'italiano "caffè". Si dice infatti che il caffè sia nato nel vicino mondo arabo ipotizzando l'Etiopia, Persia o Yemen. Di queste tre ipotesi la più probabile è che sia nato nel XV secolo in Etiopia nella provincia di Kaffa. Ci sono molte leggende sulla scoperta del caffè. Una delle più accreditate è che un pastore dell'Abissinia (attuale Etiopia) si fosse reso conto dell'effetto eccitante della pianta dopo che le sue pecore avevano pascolato accidentalmente accanto ad arbusti di caffè. Così come per la pasta, inventata in Cina e attualmente orgoglio italiano per eccellenza, rassicura sapere che come non esistono razze pure, non esistono neanche cucine del mondo etnicamente circoscritte ai propri confini ma che ogni cucina è fortunatamente il risultato di secoli di scambi culinari tra culture diverse.

venerdì 8 gennaio 2010

Torta pere e uvetta

Certo che su internet se ne trovano di cose strane! Una aveva messo la ricetta di questo dolce dicendo di amalgamare i tuorli con lo zucchero ma si era dimenticata di dire che bisognava anche montare le chiare..! Mah...
Vi propongo una ricetta semplice.. velocissima non proprio ma il risultato è ottimo! Mi raccomando di montare le chiare :-)

Ingredienti

200g di zucchero
2 uova
100g farina
150g di uvetta
100g di burro fuso
1 bicchiere di latte
4 pere
1 scorza di limone
un pizzico di sale

Prima di tutto tagliate le 4 pere a fettine non tanto grandi.

Poi preparate l'impasto: amalgamate bene i 2 tuorli con lo zucchero, poi aggiungete la farina, il bicchiere di latte, il burro fuso, l'uvetta precedentemente messa in ammollo in acqua tiepida ben strizzata e asciugata ed infine la scorza di limone. Terminate aggiungendo piano piano le chiare montate a neve.

A questo punto aggiungete le pere e amalgamate bene il tutto con un pizzico di sale. Infornate a 180° per almeno 45 minuti.