sabato 1 ottobre 2016

Attenzione attenzione! Blog in movimento

Carissimi amici,

mi sono accorta da pochissimo tempo che vari link verso il nuovo blog di lingue https://poliglottapercaso.wordpress.com/ non funzionavano e me ne dispiace molto! Soprattutto per tutti quelli che stavano preparando il First Certificate in English e avevano bisogno del post. Quindi, mi scuso e vi annuncio che ora funzionano tutti.

Colgo l'occasione per informarvi che tra poco sarà possibile consultare tutti i post sulle lingue nel nuovo blog e questo qua, "Vagabondando" riprenderà il suo vecchio nome "Icchè si mangia?" e conterrà, come all'inizio, solo ricette di cucina.


sabato 2 luglio 2016

Gallettes bretoni salate e dolci



Gnam gnam... in Italia non si usano tanto queste "crêpes" di grano saraceno (che si chiamano "gallettes" e si leggono "galet" con una L sola :-) ma qui in Francia sono un MUST, non solo in Bretagna ma dappertutto! Quindi dai, provate, è un piatto francese davvero da provare una volta nella vita! Visto che forse in Italia tantissime crêperie non si trovano, potete imparare e farvele direttamente a casa!

Ingredienti per circa 10 gallettes:

- 500g di farina di grano saraceno
- 1 cucchiaio di sale grosso
- 1l  di latte
- 1l di acqua
- 1 uovo

+ ingredienti per farcirle a vostra scelta

Procedimento:

Mescolare insieme tutti gli ingredienti e stare attenti che non si formino grumi nell'impasto. Se succedesse cercare di eliminarli anche con una frusta elettrica. Fare riposare l'impasto almeno un'ora.

Nel frattempo avrete il tempo di preparare gli ingredienti da unire alle crêpes secondo il vostro gusto. Ecco qualche tipica gallette francese:

- calamari e porri
- prosciutto crudo e formaggio
- champignons e emmental
- spinaci e emmental
- salmone

Chiaramente poi ognuno ci mette cosa ci vuole, ci mancherebbe! QUI comunque potete trovare una bella lista di gallettes, se ve la cavate un po' con il francese. 

Riscaldare una padella che sarà stata precedentemente imburrata (ma poco solo per non far attaccare l'impasto). Vorrei ringraziare qui mia mamma che mi ha portato in aereo dalle lontane terre italiche le due padelle identiche per rigirare les crêpes. Con questo aggeggio fare le crêpes è davvero un gioco da ragazzi! (anche le frittate, tra l'altro! Evviva la Coop!)




Ecco quindi il procedimento:

Far riscaldare la padella gemella 1 imburrata.

Mettere un po' d'impasto, di solito quanto ce ne sta in un  mestolo da cucina (per i toscani: il ROMAIOLO!)

Stenderlo bene con una spatola stendi crêpes (ne potete trovare anche ad 1 euro, coraggio, è un acquisto che potete permettervi!)

Appena l'impasto inizierà a staccarsi (vedrete delle piccole bollicine) rigiratelo con la padella gemella 2.

A questo punto iniziate a mettere gli ingredienti che avete scelto. Se volete far sciogliere un po' più' velocemente per esempio il formaggio, mettete sopra l'altra padella tanto per aumentare il calore. Appena il formaggio sarà sciolto chiudetela a quadrato (se volete farla più' alla bretone... se no fate come volete!) In realtà sono un più' grandi ma chiaramente dipende dalla pentola che utilizzate per farle.

Chiaramente il tocco di classe è mangiarle con il sidro :-)




domenica 12 giugno 2016

Peperoni ripieni feta e olive

Ingredienti per DUE persone:

- 2 peperoni (del colore che preferite)
- 120g di feta greca
- 2 o 3 pomodori secchi (quantità secondo i vostri gusti)
- 1/4 di cipolla
- olive nere
- pangrattato
- sale (attenzione, se le olive sono già salate non è necessario)
- pepe
- origano
- menta

Mettete a sbollentare per poco più' di due minuti i peperoni già tagliati in due e puliti. Risparmierete molto tempo.

In un ciotola mescolare tutto il resto degli ingredienti: la feta e i pomodori secchi sminuzzati, 1/4 di cipolla tritata e precedentemente soffritta, le olive tagliuzzate, pangrattato, sale, pepe, origano e menta. 

Farcire i peperoni con questo ripieno e metterli in forno a 180° per 20 minuti o finché la crosta diventerà dorata.

Confettura di frutti di bosco




Ecco qua una buonissima confettura per deliziose colazioni! 

Ingredienti:

1kg di frutti di bosco misti (fragole, mirtilli, ribes, more ecc.)
500g di zucchero di canna (quindi sempre la metà del peso dei frutti di bosco)
1/4 di succo di limone
1 stecca di cannella

Il procedimento è semplicissimo, non c'è neanche bisogno di lasciare riposare una notte i frutti in frigorifero.

Dunque, lavate bene tutti i frutti che avete comprato, togliete i piccoli semi dai ribes (la parte più' noiosa) aiutandovi sotto un getto d'acqua; se vi piacciono i pezzi di frutta nella confettura tagliuzzate almeno un po' le fragole (altrimenti le passerete una volta terminata). 

Mettete tutto insieme in una pentola capiente: frutti di bosco, zucchero, succo di limone (attenzione ai semi!), e cannella.  Appena bolle schiumate e lasciate cuocere ancora per 30 minuti o quando la confettura sarà pronta (dipende se vi piace più' o meno liquida). Se non si dovesse addensare bene alzate il fuoco. Quando mettendo in un piattino obliquo un cucchiaino di confettura questa scenderà lentamente allora sarà pronta.

Nel frattempo avrete sterilizzato i barattoli (chi in acqua, chi in forno) dove metterete la confettura capovolgendo i barattoli a testa in giù' appena sarà pronta. Una volta intiepediti metteteli in un posto fresco e buio e si conserveranno benissimo.

Anche se ho già fatto colazione con questa delizia, mi viene voglia di rifarla subito!!!!




giovedì 2 giugno 2016

Spaghetti alla carbonara (ma anche no!)

Se pensate che chi ama la cucina vegetariana sia anche goloso di tofu e seitan vi sbagliate di grosso!  Io per esempio schifo entrambi :-) Se il tofu riesco a mangiarlo ogni tanto, il seitan proprio non riesco neanche ad avvicinarlo

Ecco, questa ricetta mi ha invece sorpreso completamente e la rifarò' spesso, molto spesso... La ricetta di Chezbomber decantava questi spaghetti come una ricetta dal "sapore assolutamente grandioso". Io pensavo che esagerasse.. invece mi sa che ci è andato davvero molto vicino :-)

Certo, chiamarla "carbonara" mi sembra esagerato, pero' si', dai, in qualcosa la ricorda. Se siete fedeli alla carbonara con tanto di uova e pancetta, lasciate stare, non è per voi. Se invece avete voglia di tentare e qualche ricetta vegetariana non vi dispiace, allora coraggio, provate!!! 

(tra parentesi, questa è pure vegana :-)






Ingredienti:

- 75g di farina di ceci
- un bicchiere d'acqua scarso di plastica
- 100g di tofu affumicato
- olio extravergine di oliva
- salvia (o rosmarino & noce moscata)
- curcuma
- 1/2 bicchiere di latte di soia (o riso o avena)
- 150g di panna vegetale
- un pizzico di sale
- pepe bianco

Prima di tutto mescolare insieme la farina di ceci e l'acqua e lasciare riposare.

Poi mettete a soffriggere il tofu tagliato a cubettini piccoli con salvia e curcuma. Quando prende un po' di colore aggiungere la panna vegetale e il latte di soia. Aggiungere un po' di sale e un po' di pepe bianco e fare addensare un po' la salsa.

Al momento di scolare la pasta aggiungere alla salsa un po' di acqua di cottura e il composto di farina e acqua.

Et voilà, buon appetito :-)

domenica 27 marzo 2016

Un altro lui (On neki drugi) - Rade Šerbedžija

"Un altro lui" (On neki drugi) è una poesia tratta dalla raccolta "L'amico dice non conoscerlo piu'"  (Prijatelj ga kaže više ne poznaje) di Rade Šerbedžija. La traduzione della poesia piu' famosa "L'amico dice non conoscerlo piu'" (una versione fatta anche da me nel 2005) la potete trovare nel sito delle CCG


Già da molto tempo un uomo in me va contando i miei passi. Uno, due, tre, quattro... E cosi' per giorni interi.
Lo lascio fare, voglio dire, non posso fermarlo quando si mette in testa qualcosa. Lui sa in anticipo quello che chiedero' e io mi meraviglio sempre della sua risposta. Tutto sommato, mi sono già abituato a lui. Negli ultimi anni è sempre con me. A volte mi sembra che sia vissuto in me dalla primissima infanzia, cioè da quando ricordo. Come potrebbe sapere altrimenti alcune cose piu' intime che non ho confidato a nessuno. Spesso vorrei che uscisse da me, che ci sedessimo ad un tavolo e parlassimo di tutto, come persone. Allora lui si ritira nella parte piu' profonda di me, si fa piccino e quasi invisibile e da qualche luogo lontano risponde. Non vuole parlare del presente e, in generale, si comporta come se non camminassimo per le strade di Londra e come se non esistesse questa nuova realtà intorno a noi con tutte le sue particolarità. Lui parla soltanto del passato. Soprattutto delle cose che io vorrei dimenticare al piu' presto. Dice (quasi ridacchiando): Tutto cio' che è tuo è dentro di te. Hai solo bisogno di aiuto per rimettere  in ordine i ricordi.
A volte riesco a far finta che la sua storia mi interessi in modo particolare. Lui allora, egoista com'è, si dilunga a raccontare e diventa grande tanto da occupare l'intera mia figura. Soltanto allora mi moltiplico, velocemente e abilmente mi nascondo dietro un angolo mentre lui prosegue per le strade di Londra. Siedo finalmente solo al bar, ordino una birra e non penso proprio a niente. In quei due giorni in cui resto solo, sto in compagnia solamente di inglesi e parlo solo inglese.
Lui nel frattempo gira per le strade di Londra e segue i nostri profughi per ritrovare la strada che lo riporterà a me. Di solito entra dalla parte sinistra, accigliato e offeso, guarda dall'altra parte della strada. Per un po' rimaniamo cosi' in silenzio e ci limitiamo a camminare. Lui sa tutto quello che io potrei chiedergli , ma io non so quello che lui mi risponderà. Quindi, dopo un po', riprende a contare i miei passi. Uno, due, tre, quattro... E cosi' per giorni interi.

Versione croata:

Već duže vrijeme neki čovjek u meni odbrojava moje korake. Jedan, dva, tri, četiri... I tako po čitave dane.
Pustim ga da to čini, hoću da kažem, ne mogu zaustaviti kada nešto naumi. On unaprijed zna što ću ga pitati, a ja se uvijek iznenadim njegovim odgovorom. Sve u svemu, navikao sam se već na njega. Posljednjih godina neprestano je sa mnom. Ponekad mi se učini da je živio u meni od najranijeg djetinjstva, tj. od kada se pamtim. Kako bi inače znao neke najintimnije stvari koje nikome nisam povjerio? Često zaželim da izađe iz mene, da sjednemo za stol i ljudski popričamo o svemu. On se tada zavuče u najdublji dio mene, postaje malen i gotovo nevidljiv i odnekud iz daleka odgovara. Neće da govori o sadašnjosti i uopće, pravi se kao da ne hodamo ulicama Londona i kao da ne postoji ova nova stvarnost oko nas sa svim svojim posebnostima. On bi samo da priča o prošlosti. Naročito o stvarima koje bih ja što prije da zaboravim. Kaže (gotovo podsmjehujući se): Sve tvoje je u tebi. Treba ti samo pomoći da pravilno rasporediš uspomene.
Ponekad mi uspijeva da se pretvaram kao da me njegova priča naročito zanima. On tada, sebe ljubiv kakav već jest, raspriča se i postane velik tako da zauzme potpuni oblik mene. Ja se tada samo umnožim, brzo i spretno sakrijem iza ugla, a on produži nekom od ulica Londona. Sjednem napokon sam u bar, naručim pivo i ne razmišljam ama baš ni o čemu. Tih nekoliko dana dok sam sâm družim se samo sa Englezima i govorim naravno engleski. 
On za to vrijeme kruži ulicama Londona i prati naše izbjeglice da bi pronašao put do mene. Obično uđe s lijeve strane, namrgođen i uvrijeđen, gleda na drugu stranu ulice. Neko vrijeme tako šutimo i samo hodamo. On zna sve što bih ga ja mogao pitati, a ja ne znam što će mi odgovoriti. Zatim, nakon nekog vremena, počinje ponovo da mi broji korake. Jedan, dva, tri, četiri...I tako po čitave dane.

sabato 26 marzo 2016

Quello che non ho - 1981 - Fabrizio De André

Oggi non faccio nessuna traduzione, posto solo una bellissima canzone che mi é venuta in mente pensando a me, fisicamente qui, e che mi fa sentire moralmente vicino alle persone a cui voglio bene  e che condividono i valori nei quali sono nata e cresciuta...

E aggiungerei che quello che non ho... sono anche borse Gucci a 15.000 euro o quattro carte di credito.. nonché vestiti firmati... od orologi a 10'000 euro... e altro... tanto altro...

Prima mi sembrava una cosa normale. Ora ne vado veramente molto fiera.




venerdì 18 marzo 2016

La bella figlia del prete - Lepa protina kći - 1982 - Balašević

Una delle piu' famose (e tristi :-) canzoni di Balašević. La traduzione é di Marco iz Milana, dal sito lyricstranslate.com.  Ho lasciato la traduzione di Marco. Vorrei comunque precisare che "protin" viene da "prota" che secondo il dizionario è l'arcipreta ortodosso.




Dall'album: Pub, 1982


Il testo lo trovate QUI.

LA BELLA FIGLIA DEL PRETE*

Ero ancora molto giovane
e stavo cacciando degli uccelli
quando è venuta a fare il bagno
la bella figlia del prete.

Lei non sapeva dov'ero
e che la stavo guardando di nascosto tra le canne e i giunchi.
La notte cadeva sopra il fiume
come un mantello.
La luna illumina i campi,
uno sciame di stelle nel cielo d'argento,
gocce d'acqua come perle
che risplendono tutte su di lei.
Oh cuore pazzo, sogni pazzi,
tutti i miei amici si erano già fidanzati,
ma io volevo solo una:
la bella figlia del prete.
Per strada suona una strana canzone,
quell'inverno arrivò il suo matrimonio
da lontano, un mondo
per me estraneo.
Me ne andai subito per la via,
mentre cadeva la prima neve.
E qualche volta ancora sento risuonare le campane
che la portarono via chissà dove.
Ho ancora tempo per sposarmi,
ecco, sono rimasto scapolo fino ad oggi,
e non ho mai più incontrato
la bella figlia del prete.


Una vita pacifica, tranquilla,
qualche volte gioco a carte o butto giù qualche verso,
le cose vanno avanti
e io ne resto fuori.



Bacio le brave ragazze, bacio quelle facili,
alcune giuste e altre no,
e tutte sono fate, tutte sono regine,
ma nessuna è importante a parte lei.

venerdì 4 marzo 2016

Bandiere - Zastave - Parni Valjak, 2000

E appena si atterra in Croazia ecco una canzone che si intitola "Bandiere"!!! Dai, scherzo, pero' Balasevic non avrebbe mai intitolato cosi' una sua canzone!! Comunque le bandiere sono quelle dell'amore, quindi niente guerre nei paraggi!


Dall'album: Zastave, 2000



Le parole della canzone le trovate QUI.
Ecco la traduzione!


Passo dopo passo -silenzioso
io cammino sull'acqua
diritto per la mia strada
sigaretta dopo sigaretta
una sull'altra
metto insieme - ore, giorni e anni
e allora iniziano le battaglie
arrivano le sconfitte
quando non si tratta del film
dove la giustizia vince sempre
ricordati
come sapevamo sognare
e rubare giorni a Dio
di fronte ai "sonagli" per ore
intessendo piani
afferrando verità
ognuno con la sua nuvola
e ancora battaglie
e ancora sconfitte
tu sai che non è facile
rimanere gli stessi

Le mie bandiere - sono sempre dei soliti colori
su di noi regna l'amore
le mie bandiere non sono mai a mezz'asta
l'amore non si arrende mai

passo dopo passo - silenzioso
ballo sul filo
con occhi chiusi
sigaretta dopo sigaretta
una dopo l'altra
metto insieme - ore, giorni e anni
ora alcuni nuovi bambini stanno arrivando
ed è sempre piu' difficile trovare nuove parole

mercoledì 2 marzo 2016

Culodritto - traduction en français - 1987 - Francesco Guccini

Guccini avec sa première femme Angela et sa fille Teresa

Vu qu'en  début d'année 2016 j'ai commencé à traduire les chansons du chanteur serbe Djordje Balasevic, je voulais attendre le 2017 pour traduire en français les chansons d'un de mes chanteurs italiens préférés, Francesco Guccini.... mais je pense que je commence toute suite!

Sul le site des CCG vous trouverez beaucoup de chansons déjà traduites, donc moi je me lancerai sur la traduction des celles qui restent.

Je commence par une des plus belles chansons dédiées aux enfants, Culodritto. Le titre est le seul môt que j'ai pas pu traduire. Il veut dire comment font les filles quand on les gronde, elles poussent les épaules à l'arrière et serrent leur fesses. Les fesses deviennet alors "droites", donc CULO (fesses) DRITTO (droites).



De l'album: Signora Bovary, 1987

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Le texte en italien vous le trouvez ICI.

Mais qu'est-ce que j'aimerais avoir tes yeux
écarquillés sur le monde comme des papiers buvards
et tes rires spontanés et pleins
presque sans regret ou repentirs
mais qu'est-ce que j'aimerais encore avoir à regarder
encore tout comme les livres à feuilleter
et avoir encore tout ou presque tout à essayer

Culodritto qui t'en vas sûre
en transformant en direct chromosomes corsaires 
de Lombards, de Celtes et Romains
de l'ancienne plaine de montagnards
petite reine de telecommandes
de gnoses absolues
que t'affirmes et demandes
de soupçon et de fé dans le monde curieux
des grands
même si t'auras pas
mes bagarres terreux
de champs, de cours et de rue
et tu sauras pas le goût qu'il a le raisin volé à un rangée
bientôt tu verras
comment c'est facile de se faire un logiciel inutile de science
et tu verras comment c'est confus le problème d'utiliser notre expérience

Culodritto, qu'est-ce que tu veux que je te dise?
seulement que ça coûte toujours de l'énergie
et que vivre c'est toujours difficile
mais c'est une histoire ancienne

Culodritto, donne-moi encore la main
même si le fait de te la serrer est encore un prétexte
pour sentir celle confiance totale qui personne m'a donné ou m'a jamais demandé

envole-toi, envole-toi ou moi j'aimerais voler
vers un monde qu'il faut encore tout faire
et ou il y a tout ou presque tout à rater

sabato 27 febbraio 2016

Dai diamanti non nasce niente...

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Per piu' sicurezza, la mia casa - la nostra Svizzera UDC

Ma come, dopo tanti anni non vuoi rimanere in Svizzera? Oggi è bastato un secondo per convincermi di questo mio desiderio dopo aver visto ancora una volta la pubblicità dell'UDC, un partito di destra svizzero. Le pecore bianche sono loro, gli "svizzeri". La pecora nera sono tutti gli immigrati in Svizzera, di ogni razza e colore, ma per semplicità (dei loro cervelli) la pecora é stata chiaramente dipenta di nero.

Per carità, gli stupidi e i razzisti ci sono in ogni paese, anche l'Italia pullula di questi scemi. Del resto i milanesi che ce l'hanno con i meridionali sono considerati anch'essi terroni quando vanno a lavorare in Ticino e gli stessi ticinesi che sono tanto famosi per il loro razzismo con i frontalieri lombardi sono a loro volta considerati i terroni della Svizzera. 

Ma non é finita qua: mentre Ginevra si sente superiore ai ticinesi, i ginevrini sono a loro volta considerati dei terroni dalla città di Zurigo che é la città piu' ricca della Svizzera e che la chiama in maniera dispregiativa "una città industriale francese". Ma attenzione, anche loro sono a loro volta considerati terroni svizzeri dai tedeschi, tra i quali molti frontalieri, tanto che le relazioni tra gli svizzeri di Zurigo e quelli della Germania meridionale non sono tanto buone...

Ma ancora non é finita qua, perché i tedeschi meridionali sono visti parecchio male da tutto il resto della Germania riprendendo lo stereotipo banale che chi sta a sud é sempre piu' terrone di te... devo continuare? A parte il fatto che sempre esisterà quacuno piu' a nord o a sud di te, la stupidità e il razzismo non ha davvero né patrie né confini, non parla una sola lingua e non usa una sola moneta (fortunatamente é vero anche il contrario per l'intelligenza :-)

Per tornare a noi, apriamo bene gli occhi. La Svizzera é un paese ricco, organizzato bene, sicuramente civile rispetto ad altri paesi. La qualità di vita è sicuramente alta. Ma anche la Svizzera, come ogni paese, ha il suo lato oscuro, come permettere a questo partito di fare una pubblicità cosi' razzista (nonostante tutto... e anche in Italia si vede di tutto... ma una pubblicità di questo tipo io non l'ho mai vista...).

E ricordiamoci bene la domanda di Francesco D.G. in "Chi ruba nei supermercati":

Stai dalla parte di chi ruba nei supermercati?
O di chi li ha costruiti? Rubando?

Insomma, ricordiamoci che non é sempre oro tutto quel che luccica. E che certe volte è piu' probabile che "dai diamanti non nasca niente ma che dal letame nascano i fior"

Ponte Vecchio, Social Forum 2002

giovedì 25 febbraio 2016

Non mi piace gennaio - Ne volim Januar - 1986 - Balašević

Un'altra canzone tradotta da Filip S., trovata dopo aver letto qualche post in qua e là sul suo interessantissimo blog Desamistade dove non ci scrive piu' dal 2010... 
Anch'io mi sono assentata per quale anno... ma Filip, é ora di tornare!!! Gli ho lasciato anche qualche commento, ma nessuna risposta. Se finisse per caso nel mio blog... grazie per quello che hai scritto e per le due canzoni che ti ho rubato! Perchè tu, quanto a traduzioni di B. non ti batte nessuno!!!! - Monia
Dall'album: Bezdan

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Non mi piace gennaio, né i bianchi demoni invernali.
In ogni neve vedo le stesse impronte,
impronte di piccoli piedi, numero trenta e chissà,
che piano si allontanano.

Non passo più per via Dositej
e non ho idea di dove sia quando qualcuno chiede,
quei duecentosei passi lungo il vicolo
io non li ho mai contati.

Non ti ho mai protetto,
non ti ho mai carezzato, curato.
Calpestavo il tuo amore,
inventavo numeri per tutto.

Non ti ho mai risparmiato,
e non ho saputo fermarmi né restare.
Cosa rimarrà di me,
piccolo angelo mio?

Non guardo quei film dei primi anni settanta,
troppe lacrime e addii infelici.
Chi è il regista? Ce n’è di gente strana,
così facile alle lacrime.

Non ti ho mai protetto,
non ti ho mai carezzato, curato.
Calpestavo il tuo amore,
inventavo numeri per tutto.

Non ti ho mai risparmiato,
e non ho saputo fermarmi né restare.
Cosa rimarrà di me,
piccolo angelo mio?

domenica 7 febbraio 2016

Quello che le mamme (migranti e non) non dicono!

Mi accingo a scrivere questo post con il passo felpato di quelle che vorrebbero non raccontare niente di questa incredibile esperienza che é il diventare e l'essere mamma perché sanno benissimo che si toccano punti scottanti, quelli della mamma del giardino sotto casa che di giorno davanti a tutte dice: "Da quando sono mamma sono sempre al settimo cielo!" e la sera a casa piange invece sulla tua spalla "perché almeno per un giorno rivorrebbe la vita di prima".

Si dice che esistano 5 tabu' nella società: sesso, morte, politica, religione e soldi. Io ne aggiungerei volentieri un sesto che é: diventare mamma. Poi abbiamo visto proprio in questi giorni con il Family Day che il concetto di donna - compagna - moglie - madre - famiglia varia molto da persona a persona e questo chiaramente influisce anche su come ogni donna concipisce il suo modo di essere mamma.

Invece di fare l'errore tipico di iniziare come uno tzunami a raccontarvi la mia storia che non credo interessi a nessuno (e non ne ho neanche voglia), voglio solo presentarvi due libri, molto diversi tra loro, ma entrambi molto interessanti. Il filo rosso che li lega sono le gioie (spesso sbandierate ai quattro venti) e i dolori (spesso taciuti e vissuti con un grandissimo senso di colpa) dell'essere mamma. Il primo per alleggerire quella pesantezza che sembra cadere su di te soprattutto all'arrivo del primo figlio ("Sei diventata mamma... niente sarà piu' come prima... é un muro... non si puo' tornare indietro..." => mamma mia, dammi per favore una frusta già che ci siamo!!!!) il secondo che tocca l'argomento della maternità all'estero.

Il primo s'intitola Quello che le mamme non dicono (Dal Pampero ai Pampers alla ricerca dell'istinto materno) di Chiara C. Santamaria ispirato al blog http://machedavvero.it/. Per una volta il libro é carino, scorre bene, parla della felicità dei primi sorrisi della bambina ma anche della difficoltà dei primi mesi. Che non tutti i giorni sei "una mamma al settimo cielo", ed é normalissimo, ma sarebbe piu' facile coinviverci se le donne avessero il coraggio di dirlo e di parlarne tra di loro. E poi - passo successivo - di lottare nella società per i loro diritti di donne e di mamme.


Diventare mamma non sarà facile e sicuramente il 90% delle donne (secondo il mio sondaggio da quando sono diventata mamma io) passa momenti difficili. Ma  poi piano piano si ristabiliscono vecchi e nuovi equilibri e la vita va avanti. Ricordiamoci che anche con dei pargoli siamo pur sempre noi: donne con i nostri interessi, lavoratrici per le quali il lavoro vuol dire tanto, mogli che hanno voglia di stare con il proprio marito, bisogna solo ritrovare piano piano un equilibrio, non sarà facile ma prima o poi arriva per tutti questo momento. E poi mi sembra che é proprio nei momenti difficili che viene fuori il meglio di noi, no? E come dice l'autrice: "Basta la serietà con cui si parla di maternità, per una volta "facciamocela prendere beneee!!!!" Io mi dico sempre che se ci sono donne che la pensano come me, allora possiamo dire che non siamo tutte uguali e che davvero il mondo é bello perchè è vario.

Invece vorrei presentarvi un libro di tutt'altro spessore, che forse piacerà solo a quelle donne che sono state interessate dalla gravidanza, dal parto e dalla maternità all'estero. Il libro, che é un saggio, s'intitola "Voci donne migranti" a cura di C. Carabini, D. De Rosa e C. Zaremba. 


Quando di parla di migrazione
si ha spesso l'impressione
che si abbia a che fare con la sconfitta e la rinuncia
La migrazione è invece qualcosa di eroico:
si prende in mano il proprio futuro
Eyan Sivan

«Abbiamo qualcosa dentro il cuore, però non sappiamo come dirlo, come spiegare a voi per far capire quello che sentiamo». Questo libro ha dato la possibilità a ventuno donne migranti, approdate a Roma in anni diversi, di raccontare la loro storia di donne e madri lontano dal loro paese: Bebi (Nigeria), Anna Maria (Polonia), Jing Jing (Cina), Mily (Peru'), Leila (Egitto), Sahra (Somalia), Waris (Etiopia), Janette (Zaire), Dana (Romania), Hana (Tunisia), Maria (Filippine), Yasmine (Arabia Saudita), Sriyani (Sri Lanka), Adriana (Romania), Ashie (Ghana), Elena (Colombia), Caroline (Costa d'Avorio), Oliva (Filippine), Chanda (Pakistan), Maria (Peru') e Svetlana (Moldavia).

Meglio di quanto riuscirei mai a fare io, ecco come nel suo saggio "Una fine senza pace...", A. Martini descrive l'esperienza della maternità all'estero:

"se l'esperienza della maternità segna il destino di tutte le donne a qualsiasi latitudine si trovino [...] per le migranti costituisce un evento ancor piu' cruciale in quanto coinvolge non solo il loro essere donne, ma anche il loro essere migranti: se da una parte svolge una funzione di ancoraggio, al paese di arrivo, dall'altra ne evidenzia la precarietà, la fragilità, l'estraneità, la solitudine. L'arrivo di un bambino implica necessariamente un ancoraggio sia perché mette la donna in contatto con una serie di servizi socio-sanitari e scolastici e con essi con medici, insegnanti, altre mamme, altre bambini - e il confronto tra la propria realtà di origine (in merito ai significati e alle pratiche della maternità, al valore e alla modalità della trasmissione culturale) e quella di destinazione non puo' essere rinviato [...]  Contemporaneamente, pero', l'esperienza della maternità evidenzia la precarietà esistenziale, relazionale, lavorativa di queste donne: puo' comportare la perdita del lavoro, un cambiamento nella tipologia di lavoro svolto (dal lavoro "fisso" a quello "a ore", la ricerca di una diversa soluzione abitativa; il tutto realizzato in un contesto caratterizzato da ristrettezze economiche e dall'essenza di una rete di protezione sociale e familiare (che, all'opposto, nel paese di origine in questa fase della vita si potenzia) che caricano la donna e il suo partner di responsabilità e fatiche a cui non sono preparati e che contrastano con i ruoli sessuali e genitoriali appresi nella cultura di origine"

In un momento mi sono dimenticata la mia nazionalità e mi sono trovata mille volte piu' in sintonia con queste storie di donne-mamme all'estero che non con le amiche di sempre che hanno partorito in Italia. Forse non ho neanche il diritto di paragonarmi a queste donne, perché io appartengo a quella fascia di emigrati istruiti e con un lavoro, che hanno accesso a sistemi sanitari diversi senza nessun tipo di problema. Ma quando si tratta di quello che si sente, lontani da casa e soprattutto quando si diventa mamma lontano d al proprio paese, allora le storie di queste donne mi hanno ricordato la mia.



.... leggetelo, vi piacerà di sicuro!

sabato 6 febbraio 2016

Pita al formaggio - pita sirnicom (Bosnia)


 Origine: Bosnia

 



Finalmente sono riuscita a fare una pita decente, quasi come quelle che ho mangiato in Bosnia!!! Evviva!! Diciamo che ho un po' barato: due pite tonde le ho fatte davvero stendendo la sfoglia (ma devo migliorare lo spessore perché non era abbastanza fine) ma tutte le altre le ho fatte con la pasta filo comprata sotto casa mettendo due strati di pasta filo per pita e oliandole ben bene :-) Comunque sia, finalmente questa ricetta é stata un successo!! Ah, dimenticavo: io ho aggiunto all'impasto anche gli spinaci, buonissime!!!

p.s. Se qualcuno é disposto a darmi delle lezioni di pite bosniache su Ginevra e dintorni io non aspetto altro!! :-)

mercoledì 27 gennaio 2016

Brontolone - non mi piace - Namćor -ne volem (1996) - Balašević

... se il 2016 deve essere l'anno di Djordje, che lo sia!! Peccato che nel frattempo dovrei preparare un esame di tedesco e non so dove trovare il tempo! Del resto quando Matteo iz Brescije e tutta la sua famiglia mi manda le canzoni di B. sfondano una porta non aperta ma di piu'... e io non resisto! 

Ecco quindi ancora una nuova traduzione.. se non sbaglio in questa é stata coinvolta tutta la famiglia italo-croata di Matteo... compreso un tête-à-tête con la suocera e l'aiutino da casa dal cugino della Vojvodina per il termine "restoteke"... che sembra sia un termine che significa "diskoteke"... come non averci pensato prima!! :-) HVALA SVIMA... davvero :-) Anche perchè questa era davvero tosta come traduzione!! Non so se avete presente la difficoltà di questa canzone.. io penso che neanche con 5 vocabolari (croato-italiano, serbocroato - italiano, serbo-francese... e tanti altri che ho a casa...) sarei mai riuscita a tradurla!!

E grazie anche a chi ci corregge a tutti l'italiano a mezzanotte e un quarto di notte!! Evviva il nostro correttore di bozze :-) !!



Dall'album: Na posletku (1996) 



Anche qui abbiamo avuto discussioni sul titolo... La canzone porta due titoli: il primo Namcor (brontolone) e l'altro "ne volem" (non amo / non mi piace). A Matteo ha fatto venire in mente Non gradisco di Francesco Moro, a me L'avvelenata di Guccini o anche Cirano.. c'è infatti chi mi prende in giro - forse anche giustamente - dicendo che io sono ferma al '77 con l'album "Radici" di Guccini..... (... ed è gentile perché l'album é del '72 :-) E vogliamo citare anche Rino Gaetano con Nuntereggaepiu'??? Menomale che c'è Matteo che porta una ventata di modernità al mio blog :-) !!

Detto questo, vi lascio leggere cosa non piace a Djordje. Oh, lo perdono solo perché è lui perché il verso sul burek non mi é mica andato giu' :-)

I video dal vivo su youtube avevano un audio pessimo, allora ho scelto questo con l'imagine dei cavalli :-) 

Ultima cosa: se avete sentito dire che i concerti di B. possono anche durare 10 ore (sarà una leggenda metropolitana?), beh immaginate questa canzone moltiplicata per tutte quelle che ha fatto nella sua carriera... (.. e dice che le fa TUTTE!)

Il testo originale lo trovate QUI.

Buona lettura!


Non mi piace
nessuno, oh bambola, questa è la mia natura
come la vecchia canna fumaria è piena di fuligine
 

così un sacco di fumo è passato attraverso di me.


non mi piacciono

le zie, gli zii, il cognato, i vicini di casa,
li appendo all'attaccapanni

da loro non arriva niente di buono


non mi piacciono

i venditori di semi, le zingare, i suonatori di trombe
il burek, le pisciate per strada
mi riportano indietro al mio bel paesello

non mi piacciono

i saltatori, il diesel, i negozianti

le discoteche, i suonatori di tambura*
Ogni canzone la accorciano di almeno una strofa
A loro vaffan....
 

ma a te ti amo, questa è la verità
tu sei il mio unico amore
vendo la nostra grande catapecchia al metro quadro**
anche se fosse cento volte del nonno
per comprare quattro cavalli rabbiosi
e li attacco alla nuvola
per scappare con te dove nessuno ci conosce



non mi piace
quando le mie mutande mi entrano, lì dove entrano
quelli che si preoccupano degli affari altrui,
non mi piace il nocciolo dell'amarena nello strudel

non mi piacciono

l'ignorante, il gratis, gli incravattati
l'ipocondriaco che ha paura,

che gli venga un cancro se pensa troppo

non mi piacciono
i cani aggressivi e i loro padroni
i marciapiedi pieni di merda
le impiccione quando corrono alla finestra

non mi piacciono
i ladri che guidano le auto altrui
che sanno l'alfabeto a metà
che muovono la bocca mentre spiano dalla finestra
non solo non mi piacciono, ma mi fanno proprio schifo

a te ti amo, questa è la verità
tu sei il mio unico amore
vendo la nostra grande catapecchia al metro quadro
anche se fosse cento volte del nonno

compro una barca a due remi

e quel cappello grande
per salpare con te dove nessuno ci conosce

non mi piacciono
i deliranti e i malati di nervi
prima li lasciavano uscire solo per il fine settimana

adesso li piazzano direttamente di fronte alla telecamera


non mi piacciono
tutte le lesbiche, scusatemi,
le maghe, i travestiti,
che questi signor-donne non se la prendano


non mi piacciono
la cintura blu su mantello blu***
la brigata partigiana****, la settima potenza,
tralla-llero attraverso Okucani

non mi piacciono
le elezioni, la televisione, i manifesti pubblicitari
basta, se credi in dio
il manicomio è rimasto aperto
a porte spalancate, controllate vi prego


a te ti amo, questa è la verità
tu sei il mio unico amore
vendo la nostra grande catapecchia al metro quadro
anche se fosse cento volte del nonno

compro un isolotto di sabbia sul Danubio
con un boschetto storto
per nasconderti dove nessuno ci conosce.


cosa è questo – [assolo di sax nella canzone]
ih, non  mi piace l'assolo!
aaah, questo è un sax soprano
proprio quello che non mi piace!


non mi piacciono

gli altezzosi, i sobri, quelli che fanno jogging
a questi gli viene un ictus prima di tutti
quello che si ingozza non mi garba

non mi piace

che dappertutto si senta “mi dai”
o si elemonisi o si prenda a prestito

fottiti, non ho mai elemosinato


non mi piacciono

i secchioni, sempre i voti migliori
i fascistoni e le sette,
non mi frega niente  del Tibet o della Birmania

non mi piacciono

l'avarizia, gli intellettuali,
che girano i pollici come se fossero importanti,
puoi comprarli per uno Spritz e una Kavurna*****

a te ti amo, questa è la verità
tu sei il mio unico amore
vendo la nostra grande catapecchia al metro quadro
anche se fosse cento volte del nonno

il cuore spezzato in due
l'amore è un peso enorme
addirittura il fatto di amarti così tanto, non mi piace


* tambura = una sorta di mandolino 
** lett: al gomito – unità di misura - lakat
*** la polizia 
**** sesta licku: brigata partigiana
***** kavurma: tipico salame