giovedì 22 ottobre 2015

La Rosa Bianca e altri film tedeschi


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Ripensandoci non ne ho visti pochi di film tedeschi: il bellissimo quanto angosciante Le vite degli altri, il già citato Goodbye Lenin, Metropolis (ma al liceo, un eternità), L'onda, Lola corre, il toccantissimo la Rosa Bianca, Il Pianista, The Reader - a voce alta, La scelta di Barbara. E forse l'unico, comico, ma con un retrogusto comunque amaro, Quella Trabi venuta dall'Est. In questo momento ne sto venendo un altro sulla Germani dell'Est che si intitola Sonnenallee.

Di tutti questi vorrei spendere due parole su La Rosa Bianca, un film che il tocca il cuore degli antifascisti, degli idealisti, dei perseveranti, di coloro che resistono ad ogni costo. Il film non è americano quindi non ha un happy end. In questo caso i buoni, che tanto amiamo dalle prime scene del film perchè ci ricordano tanto proprio noi ai tempi dell'università, non salvano nè il mondo dai cattivi nè issano la bandiera americana nella scena finale. 

In questo film invece rimane, nella tragedia che a tratti che toglie il respiro, un toccante ricordo di chi ha provato con tanto coraggio, ideali e determinazione a salvare il mondo dall'ombra nazista. Un momento, come diceva Bertold Brecht nella sua poesia Ai posteri, dove anche "discorrere sugli alberi comporta un delitto perchè su troppe stragi comporta silenzio".  Sophie e Hans non solo non hanno avuto la soddisfazione di vedere il risultato finale del loro operato, la fine della guerra, ma non hanno avuto neanche la possibilità di issare la bandiera della Germania che tanto amavano: libera, democratica, antifascista. 

Non si ricorderà mai abbastanza che anche in Germania, come del resto in Italia, nei campi di concentramento non venivano deportati solo gli ebrei ma molti comunisti e "nemici del popolo" tedesco, quando non venivano processati e uccisi prima, come nel caso di Sophie e Hans Scholl.

La trama è semplice e basata su una storia piu' che vera: al tempo del nazismo nella città di Monaco Sophie Scholl e suo fratello si iscrivono ad un'associazione studentesca antinazista chiamata La Rosa Bianca per la quale la notte scrivono sui muri frasi contro la guerra e il nazismo.

Anche se sanno che azioni di giorno sono rischiosissime, tentano in pieno giorno, nella loro università tra una lezione e l'altra, di lanciare dal primo piano dei volantini contro il nazismo. Vengono immediatamente arrestati dalla Gestapo. In caserma, dopo essere stata interrogata, Sophie confessa la sua appartenenza alla Rosa Bianca senza pero' dare i nomi degli altri partecipanti. Dopo un processo falsa viene condannata insieme al fratello e ad un altro ragazzo alla ghigliottina lo stesso giorno.

L'ultimo saluto ai genitori è straziante. I genitori stanno per perdere i loro figli ma restono fieri del loro operato.


Nel 1999 durante lo scambio scolastico che facemmo con un gruppo di ragazzi di Ulm andammo a visitare l'università di Sophie e Hans Scholl. Abbiamo ancora una foto molto bella tutti seduti sulla scalinata dell'università su dove Sophie et Hans getterano i famosi volantini. A terra sono stati scolpiti (vedi foto) per non dimenticarli. Lo stesso giorno un signore anziano che aveva piu'di 80 anni e che aveva conosciuto di persona Sophie e Hans Scholl ci parlo' di quegli anni terribili e ancora una volta formulo' la stessa preghiera: non dimenticare la storia.

domenica 18 ottobre 2015

Go Trabi go! (quella Trabi venuta dall'Est)



Sulla scia della Ostalgie, ovvero della nostalgia per la Germania dell'Est, ieri mi sono vista un altro film sulla caduta del Muro: "Quella Trabi venuta dall'Est". L'ho trovato su youtube in tedesco (per esercitarmi un po') ma con i sottotitoli in inglese (per aiutarmi un po')

Il film non è un capalavoro come Goodbye Lenin pero' è divertente. E' uscito nel 1991 (ma la colonna sonora sembra molto anni '80 dalla prima scena). E' stato un film di grandissimo successo della Germania appena riunificata tanto che solo un anno dopo fu fatto immeditamente il seguito "Go Trabi go - das war der wilde Osten").

Come forse sapete o se no sapete ve lo dico io che di letteratura tedesca ne ho studiata tanta, l'Italia e soprattutto il viaggio in Italia è un po' un mito della cultura tedesca. Il piu' grande autore che ci ha scritto un libro intero sul suo viaggio in Italia è stato quel gran simpaticone di Johann Wolfgang von Goethe (saro' fulminata in questo istante) che nel 1786 a 37 anni (quasi la mia età) fece il suo primo viaggio in Italia e tanto fu l'entusiasmo e l'esaltazione per questo viaggio che scrisse uno dei suoi libri piu' famosi "Il Viaggio in Italia" (Die italienische Reise) sui due anni che aveva trascorso in Italia visitando tutto il paese dal Trentino alla Sicilia.
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Tappe del viaggio in Italia di Goethe

Proprio sulle orme di Goethe, la famiglia Struuz (padre, madre e figlia diciasettenne) parte per l'Italia dalla città industriale di Bitterfeld, vicino a Lipsia (che si trova in Sassonia da qui la locandina "Arrivano i sassoni") con la loro Trabant, la mitica  macchina della Germania est, per la prima volta dopo la caduta del Muro. Se posso fare una piccola riflessione, questo mito dell'Italia come terra del sole non è proprio completamente falso o troppo idealizzato perchè quando uno nasce e cresce nella città grigia e industriale di Bitterfeld (vedere foto sotto, ma altre foto della città negli anni '90 sono a dir poco agghiaccianti) è chiaro che l'Italia diventa la terra dei sogni (tra l'altro il tormentone della mancanza di sole e luce c'è anche qui in Svizzera...)

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La città industriale di Bitterfeld (Lipsia)
Gli incoraggiamenti dei vicini non sono molti, convienti che la vecchia Trabant non riuscirà neanche ad arrivare a Lipsia, figuriamoci arrivare a Napoli! La famiglia Struuz invece, munita di macchina fotografica (che poi verrà scippata a Roma), e' fiduciosa che riuscira' ad immortalare tutte le tappe del loro viaggio da Birmensfeld fino a Napoli. E sul cofano della loro macchina hanno scritto: "Neaples sehen und sterben" cioè "vedi Napoli e puoi muori" :-)

Le avventure della simpatica famiglia Stuurz sono tante a partire dalla prima tappa a Regensburg, in Baviera, ospitati dalla sorella della moglie che non e' per niente felice di vederla e incarna - secondo me - la tipica famiglia tedesca dell'ovest molto attaccata ai soldi. 

Quello che pero' a me ha incuriosito sono stati gli stereotipi tedeschi sugli italiani. Infatti appena arrivati in Italia, mentre due tipi italiani in macchina cercano  di tamponarli, loro urlano: "mafioso!" (al singolare) e "paparazzi!" (al plurale). Si vede che il paparazzo italiano doveva essere visto particolarmente male per essere usato come invettiva accanto a "mafioso"!

Una delle scene che mi è piaciuta di piu' e ' stata quando arrivati sul Lago di Garda guardano dall'alto il meraviglioso paesaggio del lago e la figlia dice alla madre: "Senti qualcosa?" e alla risposta negativa della madre continua: "niente carbone, niente nebbia, niente sporcizia, niente di niente" E il padre continua: "Sono arrivato in Arcadia..." (poi pero' la madre per rompere questo momento di estasi aggiunge "assomiglia molto al lago di Nauendorf!!!, che io penso cercando sulla cartina che sia il Talsperre Hohenfelden)

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Il Lago di Garda, la porta sull'Italia (per i tedeschi)
Non sto a raccontarvi tutto il film, se ne avete voglia lo trovate su youtube. I nostri mitici eroi arriveranno si a Napoli (scena che in realtà è stata girata nel Golfo di Salerno). Comunque mi ha fatto un po' nostalgia la mia Italia anni '90... tra il Brennero (che noi facevamo chiaramente al contrario per andare dal Trentino in Austria), il lago di Garda, cosi' simile ma cosi' diverso ai laghi svizzeri, le colline toscane (mon amour), la citta' eterna di Roma ed infine il mare del sud... 

Quasi quasi anch'io mi farei un Italienische Reise a casa mia, se ne avessi il tempo :-) !!!!


venerdì 16 ottobre 2015

Marmellata di albicocche prematrimoniale


Si sa che a me cucinare piace. E non solo. Mi rilassa tremendamente. Mettetemi davanti ai fornelli, a toccare, lavare, sbucciare frutta e verdura, datemi un mestolo da prendere in mano e sono una persona felice. Non tutti i giorni, altrimenti sarebbe piu' un dovere che un piacere, ma ogni tanto è una delle cose piu' belle del mondo.

E come prima della mia laurea mi misi nel 2007 a preparare torte salate a volontà per il giorno dopo anche stavolta a una settimana dal matrimonio io e Valentina abbiamo pensato di fare una marmellata di albicocche per tutti i bambini che avevamo invitato.

Se fossi stata svizzera avrei iniziato a pensare già un anno prima a quante persone invitare, calcolando quante sarebbero davvero venute e di queste quanti bambini sarebbero stati presenti. Tenendo presente la percentuale delle malattie all'ultimo minuto che si possono presentare ai bambini, aggiungendo l'appressione piu' o meno forte dei genitori e sottraendo invece l'efficacità della cassa malati svizzera che puo' offrirti consigli al telefono meglio di quanto potrebbero mai fare le nonne. Ma l'influenza sarà coperta?

Invece no. Quell'italianità che è ancora in me, che mi piace da morire nonostante tutto, mi ha fatto pensare a soli 7 giorni dal matrimonio a fare da mangiare per il MIO matrimonio e ho detto a Valentina: "Che ne dici di fare una marmellata di albicocche per tutti i bambini della festa?" Lei mi ha detto di si' e io sono corsa a comprare al mercato 6kg di albicocche. Li' al mercato mi sono sentita a mio agio, nel mio habitat naturale come quando aspettando il mio vestito da sposa ero volata alla biblioteca accanto al negozio da sposa. Mercati, biblioteche e mezzi di trasporto sono i miei habitat naturali, c'è poco da fare. Sono tornata con 6kg di albicocche e già ero improvvisamente felice.
 


La marmellata è venuta particolarmente buona, sarà l'affetto che ci abbiamo messo nel farla! Ecco a voi la ricetta e qualche foto.

Ingredienti per 6 vasetti dal 500g 

6kg di albicocche
il succo di 3 limoni
1 chilo e mezzo di zucchero semolato

Prima di tutto abbiamo sterelizzato i barattoli munendosi di parecchi canovacci puliti. Per la sterelizzazione vi rimando direttamente al sito dove ho preso la ricetta. 


Scegliere albicocche mature e senza troppe macchie, lavarle e asciugarle una per una togliendo, aprirle e togliere naturalmente il nocciolo. 




Tagliatele a spicchi piu' o meno grossi e mettetele in una ciotola capiente con il succo del limone (attenzione che non cadano i semi - per essere sicuri potete usare anche un colino) e lo zucchero.

Mescolate con un mestolo, mettete la pellicola trasparente e lasciate in frigo per una notte (o 12 ore). Una colta trascorse tutte queste ore, si puo' anche passare la marmellata, dipende se vi piacciono pezzi piu' o meno grossi dentro la marmellata. Noi, visto che la facevamo per dei bambini, l'abbiamo passata tutta! 



A questo punto mettere sul fuoco a fiamma abbastanza vivace per circa mezz'ora. Per capire se la marmellata è pronta bisogna fare la prova del "piattino": prendere un piattino, metterlo in obliquo e fare scendere un po' di marmellata. Se resta abbastanza compatta allora è pronta.

Mettere la marmellata nei barattoli ancora calda, capovolgerli e sterelizzarli una volta che si saranno raffreddati (noi non abbiamo avuto tempo). Se non riuscite a sterelizzarli allora mangiatela abbastanza in fretta (un grande sforzo...)

La parte piu' bella ma anche piu' lenta è stata quella di scrivere i nomi nelle etichette da mettere sui vasetti... di santa pazienza ci abbiamo messo quasi 3 giorni ma Valentina ce l'ha fatta... peccato che per i barattoli alti e lunghi le etichette si sono tutte staccate e abbiamo dovuto buttarle via... Ma pazienza, dei piccoli incidenti possono sempre succedere! Io mi sono divertita a fare invece la catenella all'uncinetto e ad attaccare un piccolo bottoncino sorridente (una scemenza, ma mi sembrava carino!)




giovedì 15 ottobre 2015

Goodbye Lenin, un film da non perdere

In questi mesi vi tartassero' di Germania e di tedesco, preparatevi! Ecco pensando al cinema tedesco un coup de coeur incredibile, visto nel 2003 e rivisto piu' volte! 




Chiunque si interessi di Germania e di riunificazione delle due Germanie non puo' che apprezzare questo capolavoro della cinematografia tedesca.

La storia è geniale. La madre, dopo essere guarita da un forte momento di depressione dopo la fuga del marito in Germania ovest, si da corpo e spirito alla causa socialista. Durante le manifestazioni che hanno proceduto la caduta del Muro vede il figlio che viene pestato dalla polizia, le viene un infarto e entra in coma.

Si risveglierà 8 mesi dopo ma il mondo sarà completamente cambiato. Nel frattempo il Muro è caduto, la Germania est non esiste piu' e in pochissimo tempo il capitalismo ha sostituito i valori comunisti che lei aveva tanto sostenuto.

Il colpo potrebbe esserle fatale e il figlio decide di raccontarle una bugia:  nella camera da letto della mamma cerca in ogni modo di preservare la quotidianità della DDR tanto da ripescare nella spazzatura i barattolini degli Spreewälder Gurken, caratteristici cetrioli prodotti nella zona dello Spreewald e tanto apprezzati dagli abitanti dell’ex DDR o montare trasmissioni TV finte con l'aiuto di un suo amico aspirante regista. 

Il film finisce con la madre che racconta ai figli la verità: che aveva progettato di scappare in Germania ovest con il marito ma poi non aveva avuto il coraggio ed era rimasta nella DDR. Il figlio Alex va a cercare il padre nella Berlino ovest prima che la madre si spenga pochi giorni dopo la nascita della Germania riunificata. Poco prima la figlia aveva tentato di svelarle "le bugie" di Alex ma lei non ci aveva voluto credere. Alex aveva cercato anche in questo caso di affidare al socialismo la vittoria morale della storia verso il quale tutte le popolazioni in cerca di libertà cercavano di approdare (da qui le lunghe file alle frontiere :-).

Guardate questo film e non ve ne pentirete. E' davvero un capolavoro.



Ljudevit Gaj e i 22 modi per scrivere la lettera "c" !!!!

Ljudevit nel fiore degli anni :-)
Dalla croatista mancata che sono e dalla liquidatrice sinistri annullamenti viaggi che invece sto diventando mio malgrado (e vi giuro è da anni che cerco di licenziarmi ma ora hanno pure deciso di farmi lavorare da casa il lunedi oltre a mille altre agevolazioni!!!!) vi lascio un piccolo assaggio della mia tesina del 2003 sul linguista croato Ljudevit Gaj e in particolare sul dilemma di uniformare l'ortografia croata partendo da un rompicapo non da poco: come riuscire a scegliere una sola lettera tra i 22 MODI di scrivere la lettera c:

cch, cchi, ch, chi, chj, chy, ck, cki, cs, csi, k, ki, ky, tch, tchi, tchj, tchy, tj, tky e ty

A me questa cosa ha sempre fatto ridere e a quanto pare non sono neanche la sola visto che anche il babbo triestino della mia amica Maura quando lesse nella mia tesina i ventidue modi di scrivere la "c" scoppio' a ridere!!

Effettivamente ancora nel 1800 c'era una grande confusione in Croazia per quanto riguardava la scrittura e cosi' l'ortografia. Se tre erano le lingue usate in ambito amministrativo (tedesco, italiano e ungherese), per quanto riguardava le tre varianti dialettali della lingua croata, ancora non riconosciuta ufficialmente, lo štokavo, čakavo e kajkavo, nessuna delle tre era stata ancora scelta come lingua croata standard tanto da poter competere con le tre lingue sopracitate.

Le tre varianti dialettali corrispondo anche al giorno d'oggi a come viene detta la parola che? che cosa? che nel dialetto štokavo si dice što?, in quello čakavo ča? e in quello kajkavo ka?

Il dialetto piu' diffuso era quello štokavo  che comprendeva tutta la Dalmazia (escluse le zone čakave), la Slavonia (confine con la Serbia) e tutto il confine militare (confine tra Croazia e Bosnia). Il čakavo era parlato invece in tutte le isole dell'Adriatico, in Istria, in Dalmazia ed era molto influenzato dall'italiano (ancora al giorno d'oggi usano parole come "lavandin" :-) Il kajkavo era parlato invece nelle zone di Zagabria e dintorni.

Una sottoclassificazione, da non trascurare, è quella che divide a sua volta lo štokavo in:

- štokavo jekavo (o ijekavo): dove la e del protoslavo (jat) si è evoluta in je, es. lijep (bello)
- štokavo ekavo: dove la e del protoslavo (jat)  di evoluta in e, es. lep (bello)
- štokavo ikavo: dove la i del protoslavo (jat)  si è evoluta in i, es. lip (bello)

Lo stesso succedeva per il čakavo (l'antica e del protoslavo poteva evolversi in e, ije, i o i) mentre il kajkavo restava invariato.

Prima di tutto bisogna dire che Ljudevit Gaj è  stato un linguistica e politico croato nato a Krapina, vicino a Zagabria e cresciuto in Slavonia, nella regione  orientale al confine con la Serbia, nella città di Varaždin, dove fece i suoi  primi studi. Anche se la madre era tedesca, il suo dialetto era quello kajkavo.


Una volta lasciata la Croazia per i suoi studi universitari nell'allora Impero Austro-ungarico (Vienna, Graz, Budapest e Lipsia) conobbe molti esponenti slavi. Conobbe Mojsije Baltic, un serbo del confine militare che gli insegno' a leggere il cirillico e a parlare il dialetto štokavo; Dimitrije Demeter, linguista croato di Zagabria di origine greca nella quale casa si radunava la società rivoluzionaria greca "Philike Hetairia"; Safarik, direttore del ginnasio serbo a Novi Sad in Vojvodina che aveva scritto nel 1827 "Storia della lingua slava e letteratura in tutti i dialetti" che includeva informazioni su tutte le ortografie slave; infine Kopitar che aveva da poco scritto la "Grammatica della lingua slava in Carniola, Carinzia e Storia". Infine Ljudevit Gaj fu influenzato anche da Jan Kollar, pastore e poeta della chiesa luterana slovacca a Pest a sua volta molto influenzato dalle idee sulla lingua di Herder.

Forte di queste influenze nel 1830 pubblico' a Buda Kratka osnova horvatsko-slavenskog pravopisanja (Breve fondamento dell'ortografia croato-slava), il primo libro di linguistica croata edito in croato con traduzione a fronte in tedesco. Proprio in questo testo, importantissimo per la linguistica croata, sostenne la necessità di abbondanare gli svariati sistemi ortografici in vigore in quel tempo per optare per una nuova lingua standard con un insieme di segni diacritici per i suoni palatali. Inizialmente aveva scelto una nuova ortografia basata sull'alfabeto latino con l'aggiunta di segni diacritici per le palatali croate usate già in ceco e polacco avvicinandosi di piu' al mondo slavo. In seguito pero', per non scioccare troppo il popolo croato, decise di mantenerei segni diacritici solo per č, š, ž mentre per le altre di aggiungere una j come in lj, nj, dj ecc. Questa alla fine risulto' la scelta vincente perchè un abbinamento tra segni innovatori e tradizionali avrebbe favorito l'accettazione della Kratka Osnova presso il popolo croato. Ecco risolto il problema dei 22 modi per scrivere la lettera c! 



Prossimamente su questi schermi vi raccontero' della combriccola di Gaj che in termini tecnici prende il nome di "Circolo di Gaj", anno 1832, dalla quale nacque prima un libro a sfondo patriottico Jos Hrvatska nije propola (La Croazia non è ancora caduta) ed in seguito nel 1833 il periodico Novine Hrvatske (Il giornale croato), scritto ancora in kajkavo con un supplemento letterario che si chiamava Danica (la stella mattutina). L'anno dopo pero' il periodico cambio' nome in Ilirske narodne novine (Giornale popolare illirico) con il supplemento Danica ilirska (La stella mattutina illirica) scritto con l'ortografia di Gaj e in štokavo.



TO BE CONTINUED

martedì 13 ottobre 2015

S.O.S. B2 di tedesco!!

Carissimi lettori,

dopo aver dato a voi informazioni utili per l'esame B2 di inglese e spagnolo e il C1 di francese vi prego di mandarmi qualsiasi informazione possa essere utile per passare invece il B2 di tedesco!! Sono pronta per una nuova avventura :-)



VIELEN HERZLICHEN DANK!!!!