sabato 1 ottobre 2016

Attenzione attenzione! Blog in movimento

Carissimi amici,

mi sono accorta da pochissimo tempo che vari link verso il nuovo blog di lingue https://poliglottapercaso.wordpress.com/ non funzionavano e me ne dispiace molto! Soprattutto per tutti quelli che stavano preparando il First Certificate in English e avevano bisogno del post. Quindi, mi scuso e vi annuncio che ora funzionano tutti.

Colgo l'occasione per informarvi che tra poco sarà possibile consultare tutti i post sulle lingue nel nuovo blog e questo qua, "Vagabondando" riprenderà il suo vecchio nome "Icchè si mangia?" e conterrà, come all'inizio, solo ricette di cucina.


sabato 2 luglio 2016

Gallettes bretoni salate e dolci



Gnam gnam... in Italia non si usano tanto queste "crêpes" di grano saraceno (che si chiamano "gallettes" e si leggono "galet" con una L sola :-) ma qui in Francia sono un MUST, non solo in Bretagna ma dappertutto! Quindi dai, provate, è un piatto francese davvero da provare una volta nella vita! Visto che forse in Italia tantissime crêperie non si trovano, potete imparare e farvele direttamente a casa!

Ingredienti per circa 10 gallettes:

- 500g di farina di grano saraceno
- 1 cucchiaio di sale grosso
- 1l  di latte
- 1l di acqua
- 1 uovo

+ ingredienti per farcirle a vostra scelta

Procedimento:

Mescolare insieme tutti gli ingredienti e stare attenti che non si formino grumi nell'impasto. Se succedesse cercare di eliminarli anche con una frusta elettrica. Fare riposare l'impasto almeno un'ora.

Nel frattempo avrete il tempo di preparare gli ingredienti da unire alle crêpes secondo il vostro gusto. Ecco qualche tipica gallette francese:

- calamari e porri
- prosciutto crudo e formaggio
- champignons e emmental
- spinaci e emmental
- salmone

Chiaramente poi ognuno ci mette cosa ci vuole, ci mancherebbe! QUI comunque potete trovare una bella lista di gallettes, se ve la cavate un po' con il francese. 

Riscaldare una padella che sarà stata precedentemente imburrata (ma poco solo per non far attaccare l'impasto). Vorrei ringraziare qui mia mamma che mi ha portato in aereo dalle lontane terre italiche le due padelle identiche per rigirare les crêpes. Con questo aggeggio fare le crêpes è davvero un gioco da ragazzi! (anche le frittate, tra l'altro! Evviva la Coop!)




Ecco quindi il procedimento:

Far riscaldare la padella gemella 1 imburrata.

Mettere un po' d'impasto, di solito quanto ce ne sta in un  mestolo da cucina (per i toscani: il ROMAIOLO!)

Stenderlo bene con una spatola stendi crêpes (ne potete trovare anche ad 1 euro, coraggio, è un acquisto che potete permettervi!)

Appena l'impasto inizierà a staccarsi (vedrete delle piccole bollicine) rigiratelo con la padella gemella 2.

A questo punto iniziate a mettere gli ingredienti che avete scelto. Se volete far sciogliere un po' più' velocemente per esempio il formaggio, mettete sopra l'altra padella tanto per aumentare il calore. Appena il formaggio sarà sciolto chiudetela a quadrato (se volete farla più' alla bretone... se no fate come volete!) In realtà sono un più' grandi ma chiaramente dipende dalla pentola che utilizzate per farle.

Chiaramente il tocco di classe è mangiarle con il sidro :-)




domenica 12 giugno 2016

Peperoni ripieni feta e olive

Ingredienti per DUE persone:

- 2 peperoni (del colore che preferite)
- 120g di feta greca
- 2 o 3 pomodori secchi (quantità secondo i vostri gusti)
- 1/4 di cipolla
- olive nere
- pangrattato
- sale (attenzione, se le olive sono già salate non è necessario)
- pepe
- origano
- menta

Mettete a sbollentare per poco più' di due minuti i peperoni già tagliati in due e puliti. Risparmierete molto tempo.

In un ciotola mescolare tutto il resto degli ingredienti: la feta e i pomodori secchi sminuzzati, 1/4 di cipolla tritata e precedentemente soffritta, le olive tagliuzzate, pangrattato, sale, pepe, origano e menta. 

Farcire i peperoni con questo ripieno e metterli in forno a 180° per 20 minuti o finché la crosta diventerà dorata.

Confettura di frutti di bosco




Ecco qua una buonissima confettura per deliziose colazioni! 

Ingredienti:

1kg di frutti di bosco misti (fragole, mirtilli, ribes, more ecc.)
500g di zucchero di canna (quindi sempre la metà del peso dei frutti di bosco)
1/4 di succo di limone
1 stecca di cannella

Il procedimento è semplicissimo, non c'è neanche bisogno di lasciare riposare una notte i frutti in frigorifero.

Dunque, lavate bene tutti i frutti che avete comprato, togliete i piccoli semi dai ribes (la parte più' noiosa) aiutandovi sotto un getto d'acqua; se vi piacciono i pezzi di frutta nella confettura tagliuzzate almeno un po' le fragole (altrimenti le passerete una volta terminata). 

Mettete tutto insieme in una pentola capiente: frutti di bosco, zucchero, succo di limone (attenzione ai semi!), e cannella.  Appena bolle schiumate e lasciate cuocere ancora per 30 minuti o quando la confettura sarà pronta (dipende se vi piace più' o meno liquida). Se non si dovesse addensare bene alzate il fuoco. Quando mettendo in un piattino obliquo un cucchiaino di confettura questa scenderà lentamente allora sarà pronta.

Nel frattempo avrete sterilizzato i barattoli (chi in acqua, chi in forno) dove metterete la confettura capovolgendo i barattoli a testa in giù' appena sarà pronta. Una volta intiepediti metteteli in un posto fresco e buio e si conserveranno benissimo.

Anche se ho già fatto colazione con questa delizia, mi viene voglia di rifarla subito!!!!




giovedì 2 giugno 2016

Spaghetti alla carbonara (ma anche no!)

Se pensate che chi ama la cucina vegetariana sia anche goloso di tofu e seitan vi sbagliate di grosso!  Io per esempio schifo entrambi :-) Se il tofu riesco a mangiarlo ogni tanto, il seitan proprio non riesco neanche ad avvicinarlo

Ecco, questa ricetta mi ha invece sorpreso completamente e la rifarò' spesso, molto spesso... La ricetta di Chezbomber decantava questi spaghetti come una ricetta dal "sapore assolutamente grandioso". Io pensavo che esagerasse.. invece mi sa che ci è andato davvero molto vicino :-)

Certo, chiamarla "carbonara" mi sembra esagerato, pero' si', dai, in qualcosa la ricorda. Se siete fedeli alla carbonara con tanto di uova e pancetta, lasciate stare, non è per voi. Se invece avete voglia di tentare e qualche ricetta vegetariana non vi dispiace, allora coraggio, provate!!! 

(tra parentesi, questa è pure vegana :-)






Ingredienti:

- 75g di farina di ceci
- un bicchiere d'acqua scarso di plastica
- 100g di tofu affumicato
- olio extravergine di oliva
- salvia (o rosmarino & noce moscata)
- curcuma
- 1/2 bicchiere di latte di soia (o riso o avena)
- 150g di panna vegetale
- un pizzico di sale
- pepe bianco

Prima di tutto mescolare insieme la farina di ceci e l'acqua e lasciare riposare.

Poi mettete a soffriggere il tofu tagliato a cubettini piccoli con salvia e curcuma. Quando prende un po' di colore aggiungere la panna vegetale e il latte di soia. Aggiungere un po' di sale e un po' di pepe bianco e fare addensare un po' la salsa.

Al momento di scolare la pasta aggiungere alla salsa un po' di acqua di cottura e il composto di farina e acqua.

Et voilà, buon appetito :-)

venerdì 29 aprile 2016

Dalla fabbrica al Museo - l'ultimo saluto alla Trabi

Traduzione dell'articolo "Dalla fabbrica al museo" in Deutsch Perfekt, aprile 2016

Il 30 aprile 1991 a Zwickau in Sassonia fu prodotta l'ultima Trabant. E' la fine della leggendaria macchina della Repubblica Democratica Tedesca.

 
L'ultimo saluto alla Trabi, 30.04.1991

E' rosa, finalmente ha un motore moderno e nonostante questo in questo momento é già storia. Sono le 2.51 del pomeriggio, quando l'ultima Trabant il 30 aprile 1991 é rilasciata dalla fabbrica sassone. Gli impiegati osservano con le lacrime agli occhi come la piccola macchina rosa lascia la fabbrica. L'ultimo suo percorso la porterà in un museo. L'era della Trabi, come la piccola macchina veniva chiamata, sta finendo.

La Trabi é la leggendaria macchina della Repubblica Democratica Tedesca (RDT). Il primo modello fu costruito nel 1957. Nel 1955 erano già state prodotte piu' di un milione di Volkswagen (vedi Deutsch perfekt 8/2015) ma nella Germania socialista mancavano completamente: non c'erano né fabbriche per la produzione di massa né materiali significativi.

Ma il governo della RDT voleva offrire una macchina al popolo. La Trabant ha un motore a due tempi a buon prezzo, visto che era destinato anche ai motocliclisti. Lo strato esterno della carrozzeria non é di metallo, ma di plastica. Nel 1958 inizio' la produzione in serie.

Nei seguenti decenni ne verranno prodotte a Zwickau 3 milioni. Anche se solo un paio di dettagli tecnici verranno cambiati, la costruzione rimane la stessa: un motore a due tempi e una carrozzeria di plastica. Già agli inizi degli anni '60 la Trabant non é piu' attuale tecnicamente. Ma per cambiamenti cari e moderni la RDT non ha soldi.

Cosi' la Trabant é davvero una macchina speciale. La macchina ha per esempio una leva per la benzina, che si puo' mettere in tre posizioni: chiuso, aperto, riserva. Visto pero' che non c'è nessun indicatore per il livello del carburante, il guidatore si rende conto solo a metà del percorso che il serbatoio é vuoto. Per spostare l'indicatore del livello del carburante su "riserva", deve togliersi la cintura e inclinarsi in basso. Un'azione pericolosa durante il viaggio. In modelli successivi l'indicatore del livello del carburante verrà messo direttamente dentro la macchina, cosi' che per il guidatore sia piu' facile da raggiungere.

I tedeschi dell'Est accettano questi problemi quotidiani in questo modo. Imparano a improvvisare, per esempio, quando non c'è nessun pezzo di ricambio da sostituire. Amano la loro Trabi con tutti i suoi capricci. La macchina diventa un cult e prende molti soprannomi: Cartone che corre, Porsche di plastica, Candela d'accensione con tetto. Anche le barzellette sulla Trabi diventano molto popolari. Per esempio sul modello di "Trabant 601" una barzelletta dice: "Si dice che 600 persone aspettano la Trabi e solo una la riceve".

E' proprio vero che praticamente ogni cittadino adulto della RDT era nella lista dall'attesa per la Trabi - anche se lui o lei non aveva neanche la patente. I cittadini dovono aspettare  in media 10 anni per la macchina. Alcuni  aspettano  fino alla fine della RDT senza successo.

Chi poteva dopo molti anni d'attesa finalmente ricevere la sua machina, doveva portare una tanica per la benzina piena. Perché le Trabi lasciano la fabbrica solo con pochissima benzina. E se il benzinaio nelle vicinanze é aperto e ha abbastanza benzina, non é sicuro.

Dopo l'apertura delle frontiere nel 1989 le piccole macchine dell'Est diventano un simbolo per la nuova libertà dei cittadini della RDT. Diecimila Trabi viaggiano per la Germania dell'Ovest. Il primo film della Germania unificata  dopo la svolta aveva proprio una Trabi nel ruolo principale: Go Trabi Go (in it. Quella Trabi venuta dall'Est, vedi post del 18.10.15) racconta del viaggio avventuroso di una famiglia  tedesca dell'Est, che poco dopo l'apertura delle frontiere con la loro Trabi azzurra chiara chiamata Schorsch (deformazione del nome Georg nella Germani del sud, Austria e Svizzera) - si recano in Italia. Il film fu un successo cinematografico.

Ma appena dopo l'apertura delle frontiere la Trabi mostra soprattutto una cosa: l'arretratezza della RDT. Per questo neanche il nuovo motore e altre innovazioni techiche potevano farci niente. Visto che dappertutto nella Germania dell'Est aprono concessionarie che comprano modelli della Germania dell'Ovest e internazionali, quasi piu' nessuno vuole una Trabant. Nel 1991 la produzione fu bloccata. 

Ma la Trabi ha ancora dopo 25 anni il suo fascino. Circa 30 000 Trabi viaggiano ancora nelle strade tedesche. In città come Berlino e Lipsia i visitatori possono offrisi un giro per la città in Trabi. Che é anche un viaggio nel tempo: un ricordo di un pezzo di RDT.

venerdì 1 aprile 2016

Vendere l'anima al diavolo? Pedro Juan Gutierrez

Ecco una riflessione del poeta cubano Pedro Juan Gutierrez dell'8 aprile 2015 dal titolo "Vendere l'anima al diavolo?" che cade a fagiolo in vista del nostro viaggio di nozze imminente in terra cubana :-) Una considerazione che risponde a molte domande, a chi si preoccupa per esempio che tra poco a Cuba nasceranno Mc Donald's come funghi e al posto del McBacon faranno il McChe.... La riflessione di Gutierrez invece mi ha fatto personalmente pensare alle stesse considerazioni delle mie colleghe dell'ex Germania Est... si vede che la voglia di modernità e libera circolazione dei giovani sono valori cosi' tanto universali e "naturali" da ritrovarsi nella grigia Dresda come nell'assolata Havana...

CI LASCIO' IL SUO ESEMPIO...

In questi mesi Cuba è diventata di nuovo di moda. Da quando Obama e Raul annunciarono quattri mesi fa che ristabiliranno le relazioni diplomatiche. Una valanga di giornalisti arrivano all'Havana. Quasi tutte le settimane mi chiamano un po' di giornalisti. Vogliono intervistarmi. Non sulla letteratura, che sarebbe logico. Ma sopra temi di politica. Non voglio mai parlare di politica per due ragioni basiche: questo non é il mio mondo e soprattutto in politica la cosa interessante e decisiva è quello che succede dietro le quinte e non nel grande scenario. E quindi: perché devo parlare di politica? Preferisco interessarmi alla letteratura, che per i miei gusti, é piu' interessante, meno circostanziale e piu' universale.

Nonostante questo, a volte accetto qualche intervista se le domande non sono eccessivamente aggressive e congiunturali. Una giornalista italiana, per esempio, mi ha appena domandato: "I cubani venderanno l'anima al diavolo appena gli americani inizieranno ad entrare nel'isola?" Attiro' la mia attenzione questa forma di vedere le cose. Vendere l'anima al diavolo. Una frase bella, antica. Ricorda i patti con il diavolo che fanno molti personaggi della letteratura. Per conservare la propria gioventu' e la bellezza soprattutto. Ma la giornalista non si riferisce a niente di poetico. Si riferisce invece a qualcosa di molto pragmatico: se l'economia nordamericana entra gradualmente nell'isola, noi cubani a poco a poco modernizzaremo la nostra società. Avremo accesso a internet, per esempio.

Per ora neanche per sogno. Potremo prendere un biglietto aereo, anche se fosse con una compagnia low cost, e viaggiare tranquillamente come qualsiasi altra persona oggi nel mondo mondiale. Viaggiare e tornare al proprio paese, senza traumi. Potremo vedere come si decentralizza il potere politico e economico. Potremo avere una società piu' orizzontale e meno piramidale. Potremo avere una stampa piu' variata, divertente e diversa da quella attuale. Potremo mettere su un'impresa media o piccola senza traumi nè problemi. Infine, potremo vivere in una società piu' moderna, con i rischi e i problemi della modernità. E perdere le paure e l'ignoranza tipica dei paesani rozzi e ignoranti che vivono rinchiusi nel loro villaggio minuscolo e che non conoscono niente piu' in là.

Cosi' sono d'accordo sul fatto che ci saranno cambiamenti. Di fatto, già ci sono cambiamenti. Lenti e graduali. Senza fretta. Il processo sociale, politico ed economico a Cuba é stato molto complesso negli ultimi 50 anni e qualcosa. Dal 1959 alla data attuale. Quando Raul Castro prese il potere, mi sembra ricordare che fosse il 2009, in uno dei suoi primi e brevissimi discorsi disse: "Questo è un paese pieno di proibizioni e noi le smantelleremo a poco a poco". Questa frase mi sbalordi'. Mi sembro' molto coraggioso riconoscere questa verità, riconoscerlo di fronte a tutto il popolo, in televisione e alla radio, non in una piccola riunione di dirigenti. E soprattutto in un discorso di pochi minuti. Senza cambiare argomento. In un modo diretto e frontale. E in un altro discorso posteriore disse: "Abbiamo da fare tanto. E poco tempo per farlo"

Credo che questo é lo spirito che si vive a Cuba ora. Smantellando proibizioni. Ma senza fretta. Né alla velocità della lepre né a quella della tartaruga. Con un buon ritmo. Cosi' sembra che nessun cubano venderà la sua anima al diavolo. Ma soprattutto sono convinto che il diavolo non esiste, non c'è nessun diavolo da temere. Già piu' nessuno ha paura dei mostri*. Noi cubani siamo adulti e vogliamo avere la possibilità di provare le nostre forze. Di provare su noi stessi. Con audacia ma anche con responsabilità. Vogliamo avere questo diritto. E già lo stiamo facendo. C'è da fare tanto. E' una grande sfida che sta appena iniziando. Stiamo camminando verso la modernità come fanno tutti i paesi del mondo. Ed era l'ora.


* coco: personaggio immaginario con cui si spaventano i bambini

domenica 27 marzo 2016

Un altro lui (On neki drugi) - Rade Šerbedžija

"Un altro lui" (On neki drugi) è una poesia tratta dalla raccolta "L'amico dice non conoscerlo piu'"  (Prijatelj ga kaže više ne poznaje) di Rade Šerbedžija. La traduzione della poesia piu' famosa "L'amico dice non conoscerlo piu'" (una versione fatta anche da me nel 2005) la potete trovare nel sito delle CCG


Già da molto tempo un uomo in me va contando i miei passi. Uno, due, tre, quattro... E cosi' per giorni interi.
Lo lascio fare, voglio dire, non posso fermarlo quando si mette in testa qualcosa. Lui sa in anticipo quello che chiedero' e io mi meraviglio sempre della sua risposta. Tutto sommato, mi sono già abituato a lui. Negli ultimi anni è sempre con me. A volte mi sembra che sia vissuto in me dalla primissima infanzia, cioè da quando ricordo. Come potrebbe sapere altrimenti alcune cose piu' intime che non ho confidato a nessuno. Spesso vorrei che uscisse da me, che ci sedessimo ad un tavolo e parlassimo di tutto, come persone. Allora lui si ritira nella parte piu' profonda di me, si fa piccino e quasi invisibile e da qualche luogo lontano risponde. Non vuole parlare del presente e, in generale, si comporta come se non camminassimo per le strade di Londra e come se non esistesse questa nuova realtà intorno a noi con tutte le sue particolarità. Lui parla soltanto del passato. Soprattutto delle cose che io vorrei dimenticare al piu' presto. Dice (quasi ridacchiando): Tutto cio' che è tuo è dentro di te. Hai solo bisogno di aiuto per rimettere  in ordine i ricordi.
A volte riesco a far finta che la sua storia mi interessi in modo particolare. Lui allora, egoista com'è, si dilunga a raccontare e diventa grande tanto da occupare l'intera mia figura. Soltanto allora mi moltiplico, velocemente e abilmente mi nascondo dietro un angolo mentre lui prosegue per le strade di Londra. Siedo finalmente solo al bar, ordino una birra e non penso proprio a niente. In quei due giorni in cui resto solo, sto in compagnia solamente di inglesi e parlo solo inglese.
Lui nel frattempo gira per le strade di Londra e segue i nostri profughi per ritrovare la strada che lo riporterà a me. Di solito entra dalla parte sinistra, accigliato e offeso, guarda dall'altra parte della strada. Per un po' rimaniamo cosi' in silenzio e ci limitiamo a camminare. Lui sa tutto quello che io potrei chiedergli , ma io non so quello che lui mi risponderà. Quindi, dopo un po', riprende a contare i miei passi. Uno, due, tre, quattro... E cosi' per giorni interi.

Versione croata:

Već duže vrijeme neki čovjek u meni odbrojava moje korake. Jedan, dva, tri, četiri... I tako po čitave dane.
Pustim ga da to čini, hoću da kažem, ne mogu zaustaviti kada nešto naumi. On unaprijed zna što ću ga pitati, a ja se uvijek iznenadim njegovim odgovorom. Sve u svemu, navikao sam se već na njega. Posljednjih godina neprestano je sa mnom. Ponekad mi se učini da je živio u meni od najranijeg djetinjstva, tj. od kada se pamtim. Kako bi inače znao neke najintimnije stvari koje nikome nisam povjerio? Često zaželim da izađe iz mene, da sjednemo za stol i ljudski popričamo o svemu. On se tada zavuče u najdublji dio mene, postaje malen i gotovo nevidljiv i odnekud iz daleka odgovara. Neće da govori o sadašnjosti i uopće, pravi se kao da ne hodamo ulicama Londona i kao da ne postoji ova nova stvarnost oko nas sa svim svojim posebnostima. On bi samo da priča o prošlosti. Naročito o stvarima koje bih ja što prije da zaboravim. Kaže (gotovo podsmjehujući se): Sve tvoje je u tebi. Treba ti samo pomoći da pravilno rasporediš uspomene.
Ponekad mi uspijeva da se pretvaram kao da me njegova priča naročito zanima. On tada, sebe ljubiv kakav već jest, raspriča se i postane velik tako da zauzme potpuni oblik mene. Ja se tada samo umnožim, brzo i spretno sakrijem iza ugla, a on produži nekom od ulica Londona. Sjednem napokon sam u bar, naručim pivo i ne razmišljam ama baš ni o čemu. Tih nekoliko dana dok sam sâm družim se samo sa Englezima i govorim naravno engleski. 
On za to vrijeme kruži ulicama Londona i prati naše izbjeglice da bi pronašao put do mene. Obično uđe s lijeve strane, namrgođen i uvrijeđen, gleda na drugu stranu ulice. Neko vrijeme tako šutimo i samo hodamo. On zna sve što bih ga ja mogao pitati, a ja ne znam što će mi odgovoriti. Zatim, nakon nekog vremena, počinje ponovo da mi broji korake. Jedan, dva, tri, četiri...I tako po čitave dane.

sabato 26 marzo 2016

Quello che non ho - 1981 - Fabrizio De André

Oggi non faccio nessuna traduzione, posto solo una bellissima canzone che mi é venuta in mente pensando a me, fisicamente qui, e che mi fa sentire moralmente vicino alle persone a cui voglio bene  e che condividono i valori nei quali sono nata e cresciuta...

E aggiungerei che quello che non ho... sono anche borse Gucci a 15.000 euro o quattro carte di credito.. nonché vestiti firmati... od orologi a 10'000 euro... e altro... tanto altro...

Prima mi sembrava una cosa normale. Ora ne vado veramente molto fiera.




venerdì 18 marzo 2016

La bella figlia del prete - Lepa protina kći - 1982 - Balašević

Una delle piu' famose (e tristi :-) canzoni di Balašević. La traduzione é di Marco iz Milana, dal sito lyricstranslate.com.  Ho lasciato la traduzione di Marco. Vorrei comunque precisare che "protin" viene da "prota" che secondo il dizionario è l'arcipreta ortodosso.




Dall'album: Pub, 1982


Il testo lo trovate QUI.

LA BELLA FIGLIA DEL PRETE*

Ero ancora molto giovane
e stavo cacciando degli uccelli
quando è venuta a fare il bagno
la bella figlia del prete.

Lei non sapeva dov'ero
e che la stavo guardando di nascosto tra le canne e i giunchi.
La notte cadeva sopra il fiume
come un mantello.
La luna illumina i campi,
uno sciame di stelle nel cielo d'argento,
gocce d'acqua come perle
che risplendono tutte su di lei.
Oh cuore pazzo, sogni pazzi,
tutti i miei amici si erano già fidanzati,
ma io volevo solo una:
la bella figlia del prete.
Per strada suona una strana canzone,
quell'inverno arrivò il suo matrimonio
da lontano, un mondo
per me estraneo.
Me ne andai subito per la via,
mentre cadeva la prima neve.
E qualche volta ancora sento risuonare le campane
che la portarono via chissà dove.
Ho ancora tempo per sposarmi,
ecco, sono rimasto scapolo fino ad oggi,
e non ho mai più incontrato
la bella figlia del prete.


Una vita pacifica, tranquilla,
qualche volte gioco a carte o butto giù qualche verso,
le cose vanno avanti
e io ne resto fuori.



Bacio le brave ragazze, bacio quelle facili,
alcune giuste e altre no,
e tutte sono fate, tutte sono regine,
ma nessuna è importante a parte lei.

venerdì 4 marzo 2016

Bandiere - Zastave - Parni Valjak, 2000

E appena si atterra in Croazia ecco una canzone che si intitola "Bandiere"!!! Dai, scherzo, pero' Balasevic non avrebbe mai intitolato cosi' una sua canzone!! Comunque le bandiere sono quelle dell'amore, quindi niente guerre nei paraggi!


Dall'album: Zastave, 2000



Le parole della canzone le trovate QUI.
Ecco la traduzione!


Passo dopo passo -silenzioso
io cammino sull'acqua
diritto per la mia strada
sigaretta dopo sigaretta
una sull'altra
metto insieme - ore, giorni e anni
e allora iniziano le battaglie
arrivano le sconfitte
quando non si tratta del film
dove la giustizia vince sempre
ricordati
come sapevamo sognare
e rubare giorni a Dio
di fronte ai "sonagli" per ore
intessendo piani
afferrando verità
ognuno con la sua nuvola
e ancora battaglie
e ancora sconfitte
tu sai che non è facile
rimanere gli stessi

Le mie bandiere - sono sempre dei soliti colori
su di noi regna l'amore
le mie bandiere non sono mai a mezz'asta
l'amore non si arrende mai

passo dopo passo - silenzioso
ballo sul filo
con occhi chiusi
sigaretta dopo sigaretta
una dopo l'altra
metto insieme - ore, giorni e anni
ora alcuni nuovi bambini stanno arrivando
ed è sempre piu' difficile trovare nuove parole