sabato 27 febbraio 2016

Dai diamanti non nasce niente...

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Per piu' sicurezza, la mia casa - la nostra Svizzera UDC

Ma come, dopo tanti anni non vuoi rimanere in Svizzera? Oggi è bastato un secondo per convincermi di questo mio desiderio dopo aver visto ancora una volta la pubblicità dell'UDC, un partito di destra svizzero. Le pecore bianche sono loro, gli "svizzeri". La pecora nera sono tutti gli immigrati in Svizzera, di ogni razza e colore, ma per semplicità (dei loro cervelli) la pecora é stata chiaramente dipenta di nero.

Per carità, gli stupidi e i razzisti ci sono in ogni paese, anche l'Italia pullula di questi scemi. Del resto i milanesi che ce l'hanno con i meridionali sono considerati anch'essi terroni quando vanno a lavorare in Ticino e gli stessi ticinesi che sono tanto famosi per il loro razzismo con i frontalieri lombardi sono a loro volta considerati i terroni della Svizzera. 

Ma non é finita qua: mentre Ginevra si sente superiore ai ticinesi, i ginevrini sono a loro volta considerati dei terroni dalla città di Zurigo che é la città piu' ricca della Svizzera e che la chiama in maniera dispregiativa "una città industriale francese". Ma attenzione, anche loro sono a loro volta considerati terroni svizzeri dai tedeschi, tra i quali molti frontalieri, tanto che le relazioni tra gli svizzeri di Zurigo e quelli della Germania meridionale non sono tanto buone...

Ma ancora non é finita qua, perché i tedeschi meridionali sono visti parecchio male da tutto il resto della Germania riprendendo lo stereotipo banale che chi sta a sud é sempre piu' terrone di te... devo continuare? A parte il fatto che sempre esisterà quacuno piu' a nord o a sud di te, la stupidità e il razzismo non ha davvero né patrie né confini, non parla una sola lingua e non usa una sola moneta (fortunatamente é vero anche il contrario per l'intelligenza :-)

Per tornare a noi, apriamo bene gli occhi. La Svizzera é un paese ricco, organizzato bene, sicuramente civile rispetto ad altri paesi. La qualità di vita è sicuramente alta. Ma anche la Svizzera, come ogni paese, ha il suo lato oscuro, come permettere a questo partito di fare una pubblicità cosi' razzista (nonostante tutto... e anche in Italia si vede di tutto... ma una pubblicità di questo tipo io non l'ho mai vista...).

E ricordiamoci bene la domanda di Francesco D.G. in "Chi ruba nei supermercati":

Stai dalla parte di chi ruba nei supermercati?
O di chi li ha costruiti? Rubando?

Insomma, ricordiamoci che non é sempre oro tutto quel che luccica. E che certe volte è piu' probabile che "dai diamanti non nasca niente ma che dal letame nascano i fior"

Ponte Vecchio, Social Forum 2002

giovedì 25 febbraio 2016

Non mi piace gennaio - Ne volim Januar - 1986 - Balašević

Un'altra canzone tradotta da Filip S., trovata dopo aver letto qualche post in qua e là sul suo interessantissimo blog Desamistade dove non ci scrive piu' dal 2010... 
Anch'io mi sono assentata per quale anno... ma Filip, é ora di tornare!!! Gli ho lasciato anche qualche commento, ma nessuna risposta. Se finisse per caso nel mio blog... grazie per quello che hai scritto e per le due canzoni che ti ho rubato! Perchè tu, quanto a traduzioni di B. non ti batte nessuno!!!! - Monia
Dall'album: Bezdan

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Non mi piace gennaio, né i bianchi demoni invernali.
In ogni neve vedo le stesse impronte,
impronte di piccoli piedi, numero trenta e chissà,
che piano si allontanano.

Non passo più per via Dositej
e non ho idea di dove sia quando qualcuno chiede,
quei duecentosei passi lungo il vicolo
io non li ho mai contati.

Non ti ho mai protetto,
non ti ho mai carezzato, curato.
Calpestavo il tuo amore,
inventavo numeri per tutto.

Non ti ho mai risparmiato,
e non ho saputo fermarmi né restare.
Cosa rimarrà di me,
piccolo angelo mio?

Non guardo quei film dei primi anni settanta,
troppe lacrime e addii infelici.
Chi è il regista? Ce n’è di gente strana,
così facile alle lacrime.

Non ti ho mai protetto,
non ti ho mai carezzato, curato.
Calpestavo il tuo amore,
inventavo numeri per tutto.

Non ti ho mai risparmiato,
e non ho saputo fermarmi né restare.
Cosa rimarrà di me,
piccolo angelo mio?

domenica 7 febbraio 2016

Quello che le mamme (migranti e non) non dicono!

Mi accingo a scrivere questo post con il passo felpato di quelle che vorrebbero non raccontare niente di questa incredibile esperienza che é il diventare e l'essere mamma perché sanno benissimo che si toccano punti scottanti, quelli della mamma del giardino sotto casa che di giorno davanti a tutte dice: "Da quando sono mamma sono sempre al settimo cielo!" e la sera a casa piange invece sulla tua spalla "perché almeno per un giorno rivorrebbe la vita di prima".

Si dice che esistano 5 tabu' nella società: sesso, morte, politica, religione e soldi. Io ne aggiungerei volentieri un sesto che é: diventare mamma. Poi abbiamo visto proprio in questi giorni con il Family Day che il concetto di donna - compagna - moglie - madre - famiglia varia molto da persona a persona e questo chiaramente influisce anche su come ogni donna concipisce il suo modo di essere mamma.

Invece di fare l'errore tipico di iniziare come uno tzunami a raccontarvi la mia storia che non credo interessi a nessuno (e non ne ho neanche voglia), voglio solo presentarvi due libri, molto diversi tra loro, ma entrambi molto interessanti. Il filo rosso che li lega sono le gioie (spesso sbandierate ai quattro venti) e i dolori (spesso taciuti e vissuti con un grandissimo senso di colpa) dell'essere mamma. Il primo per alleggerire quella pesantezza che sembra cadere su di te soprattutto all'arrivo del primo figlio ("Sei diventata mamma... niente sarà piu' come prima... é un muro... non si puo' tornare indietro..." => mamma mia, dammi per favore una frusta già che ci siamo!!!!) il secondo che tocca l'argomento della maternità all'estero.

Il primo s'intitola Quello che le mamme non dicono (Dal Pampero ai Pampers alla ricerca dell'istinto materno) di Chiara C. Santamaria ispirato al blog http://machedavvero.it/. Per una volta il libro é carino, scorre bene, parla della felicità dei primi sorrisi della bambina ma anche della difficoltà dei primi mesi. Che non tutti i giorni sei "una mamma al settimo cielo", ed é normalissimo, ma sarebbe piu' facile coinviverci se le donne avessero il coraggio di dirlo e di parlarne tra di loro. E poi - passo successivo - di lottare nella società per i loro diritti di donne e di mamme.


Diventare mamma non sarà facile e sicuramente il 90% delle donne (secondo il mio sondaggio da quando sono diventata mamma io) passa momenti difficili. Ma  poi piano piano si ristabiliscono vecchi e nuovi equilibri e la vita va avanti. Ricordiamoci che anche con dei pargoli siamo pur sempre noi: donne con i nostri interessi, lavoratrici per le quali il lavoro vuol dire tanto, mogli che hanno voglia di stare con il proprio marito, bisogna solo ritrovare piano piano un equilibrio, non sarà facile ma prima o poi arriva per tutti questo momento. E poi mi sembra che é proprio nei momenti difficili che viene fuori il meglio di noi, no? E come dice l'autrice: "Basta la serietà con cui si parla di maternità, per una volta "facciamocela prendere beneee!!!!" Io mi dico sempre che se ci sono donne che la pensano come me, allora possiamo dire che non siamo tutte uguali e che davvero il mondo é bello perchè è vario.

Invece vorrei presentarvi un libro di tutt'altro spessore, che forse piacerà solo a quelle donne che sono state interessate dalla gravidanza, dal parto e dalla maternità all'estero. Il libro, che é un saggio, s'intitola "Voci donne migranti" a cura di C. Carabini, D. De Rosa e C. Zaremba. 


Quando di parla di migrazione
si ha spesso l'impressione
che si abbia a che fare con la sconfitta e la rinuncia
La migrazione è invece qualcosa di eroico:
si prende in mano il proprio futuro
Eyan Sivan

«Abbiamo qualcosa dentro il cuore, però non sappiamo come dirlo, come spiegare a voi per far capire quello che sentiamo». Questo libro ha dato la possibilità a ventuno donne migranti, approdate a Roma in anni diversi, di raccontare la loro storia di donne e madri lontano dal loro paese: Bebi (Nigeria), Anna Maria (Polonia), Jing Jing (Cina), Mily (Peru'), Leila (Egitto), Sahra (Somalia), Waris (Etiopia), Janette (Zaire), Dana (Romania), Hana (Tunisia), Maria (Filippine), Yasmine (Arabia Saudita), Sriyani (Sri Lanka), Adriana (Romania), Ashie (Ghana), Elena (Colombia), Caroline (Costa d'Avorio), Oliva (Filippine), Chanda (Pakistan), Maria (Peru') e Svetlana (Moldavia).

Meglio di quanto riuscirei mai a fare io, ecco come nel suo saggio "Una fine senza pace...", A. Martini descrive l'esperienza della maternità all'estero:

"se l'esperienza della maternità segna il destino di tutte le donne a qualsiasi latitudine si trovino [...] per le migranti costituisce un evento ancor piu' cruciale in quanto coinvolge non solo il loro essere donne, ma anche il loro essere migranti: se da una parte svolge una funzione di ancoraggio, al paese di arrivo, dall'altra ne evidenzia la precarietà, la fragilità, l'estraneità, la solitudine. L'arrivo di un bambino implica necessariamente un ancoraggio sia perché mette la donna in contatto con una serie di servizi socio-sanitari e scolastici e con essi con medici, insegnanti, altre mamme, altre bambini - e il confronto tra la propria realtà di origine (in merito ai significati e alle pratiche della maternità, al valore e alla modalità della trasmissione culturale) e quella di destinazione non puo' essere rinviato [...]  Contemporaneamente, pero', l'esperienza della maternità evidenzia la precarietà esistenziale, relazionale, lavorativa di queste donne: puo' comportare la perdita del lavoro, un cambiamento nella tipologia di lavoro svolto (dal lavoro "fisso" a quello "a ore", la ricerca di una diversa soluzione abitativa; il tutto realizzato in un contesto caratterizzato da ristrettezze economiche e dall'essenza di una rete di protezione sociale e familiare (che, all'opposto, nel paese di origine in questa fase della vita si potenzia) che caricano la donna e il suo partner di responsabilità e fatiche a cui non sono preparati e che contrastano con i ruoli sessuali e genitoriali appresi nella cultura di origine"

In un momento mi sono dimenticata la mia nazionalità e mi sono trovata mille volte piu' in sintonia con queste storie di donne-mamme all'estero che non con le amiche di sempre che hanno partorito in Italia. Forse non ho neanche il diritto di paragonarmi a queste donne, perché io appartengo a quella fascia di emigrati istruiti e con un lavoro, che hanno accesso a sistemi sanitari diversi senza nessun tipo di problema. Ma quando si tratta di quello che si sente, lontani da casa e soprattutto quando si diventa mamma lontano d al proprio paese, allora le storie di queste donne mi hanno ricordato la mia.



.... leggetelo, vi piacerà di sicuro!

sabato 6 febbraio 2016

Pita al formaggio - pita sirnicom (Bosnia)


 Origine: Bosnia

 



Finalmente sono riuscita a fare una pita decente, quasi come quelle che ho mangiato in Bosnia!!! Evviva!! Diciamo che ho un po' barato: due pite tonde le ho fatte davvero stendendo la sfoglia (ma devo migliorare lo spessore perché non era abbastanza fine) ma tutte le altre le ho fatte con la pasta filo comprata sotto casa mettendo due strati di pasta filo per pita e oliandole ben bene :-) Comunque sia, finalmente questa ricetta é stata un successo!! Ah, dimenticavo: io ho aggiunto all'impasto anche gli spinaci, buonissime!!!

p.s. Se qualcuno é disposto a darmi delle lezioni di pite bosniache su Ginevra e dintorni io non aspetto altro!! :-)